«C’era una volta uno schiavo che aveva trovato un tesoro e i padroni gliel’avevano rubato, i padroni erano diventati ricchi, lo schiavo era morto». (Il frutto più raro, la scoperta della vaniglia di Gaëlle Bélem). I primi a coltivarla furono i Totonaca, poi gli Aztechi conquistarono i Totonaca e con loro le piante di vaniglia. Maya e Aztechi in epoca precolombiana usavano aromatizzare il cacao con l’aroma della vaniglia, tlixòchitl, in lingua nauhatl. Il nome deriva dall’unione di due parole: tlilli che significa nero e xòchitl che significa fiore, un riferimento al colore scuro del baccello dopo l’essiccazione. Hernàn Cortès portò la vaniglia in Europa ma in questo nuovo habitat risultò sterile per circa tre secoli; non c’era infatti l’ape Melipona, un insetto impollinatore tipico della terra d’origine. Nel 1841 il giovane e geniale botanico in erba Edmond Albius, uno schiavo nero di 12 anni, scopre il modo di impollinare manualmente fiore per fiore. Al mattino presto, nel breve tempo di vita dei fiori (un solo giorno) con uno strumento appuntito come un aculeo si toccano consecutivamente i due organi sessuali impollinando delicatamente, come farebbe un’ape. Dopo la fecondazione l’ovario si trasforma nella capsula pendente lunga 12-25 cm, appunto, la vaniglia (Vanilla Planifolia). È una pianta rampicante, appartiene alla famiglia delle orchidee, è l’unica che produce un baccello commestibile. La vaniglia coltivata sull’isola de La Rèunion è la Bourbon; la Madagascar è la più pregiata varietà di Bourbon, la più apprezzata da grandi chef anche per piatti di pesce, ha baccelli scuri e sottili. Il profumo deriva da diversi composti aromatici, il più caratteristico è la vanillina un polifenolo dall’aroma dolce. Ha proprietà antiossidanti in grado di contrastare l’azione dannosa dei radicali liberi sull’organismo. La vaniglia risulta essere calmante e antistress e sembra sia in grado di combattere le infezioni. L’unica limitazione riguarda i soggetti con ipersensibilità o allergia accertata verso la spezia. È la seconda spezia più cara del mondo, tra i 400 euro e i 1000 al Kg, dopo lo zafferano, che costa circa 20 mila euro.