È durata solo venti giorni la riapertura del Lido comunale di Bagnoli. Un nuovo esame della sabbia eseguito dai tecnici dell’Arpac, l’Agenzia regionale dell’ambiente, ha stabilito che quel tratto di litorale è nuovamente contaminato dalla presenza di miceti, coliformi e stafilococchi e ha fatto scattare una nuova segnalazione all’Asl e una altrettanto rapida ordinanza dell’Autorità portuale, che ha disposto la chiusura del Lido comunale e di altri due lidi privati, per le stesse motivazioni. Per i residenti del quartiere, ma non solo per loro, viene a mancare uno spazio attrezzato dove poter passare alcune ore di relax senza dover spendere un euro. E ovviamente nessuno ne è contento.
L’amarezza A Bagnoli la balneazione non è consentita, ma il Lido comunale aveva ottenuto comunque un discreto successo. Era punto di riferimento di famiglie e anziani del quartiere che potevano permettersi le comodità di uno stabilimento balneare a tutti gli effetti, evitando di doversi sottoporre a faticosi spostamenti. Il signor Pasquale vive a Bagnoli dal 1953, praticamente dalla nascita, ed è molto deluso dalla chiusura del Lido comunale: «In spiaggia ci andavo spesso e sono dispiaciutissimo, fino a pochi giorni fa era agibile e pieno di gente. Purtroppo se la sabbia è inquinata non c’era altra soluzione, andava chiuso. Il problema è che si sarebbe dovuto fare qualcosa a monte, affinché non si arrivasse a questa situazione. Adesso non abbiamo più un luogo vicino casa, molto comodo e dotato di tutti i servizi, nel quale rilassarci e trovare sollievo dal caldo. Sì è creato un disagio a noi del quartiere ma anche ai tanti bagnanti che venivano qui da altre zone della città».Antonio invece è con sua moglie intento a sistemare un grosso borsone da mare nel cofano della propria auto parcheggiata lungo la strada alle spalle del lido. Non è di Bagnoli, o meglio lo era molto tempo fa perché adesso vive a Ponticelli. Però frequenta questo litorale da 36 anni e manifesta la sua delusione per la chiusura del lido: «Io ero presente insieme ad altre persone proprio nel momento in cui lo hanno chiuso. È un grande disagio perché qui avevamo una struttura nuova e completamente gratuita che offriva tutto: docce, sedie a sdraio, ombrelloni e spogliatoi. Ma non è la prima volta che succede, purtroppo questo è un problema che i bagnolesi conoscono fin troppo bene. La spiaggia l’avevano già chiusa e poi riaperta, ma un nuovo blocco non ce lo aspettavamo». La struttura Anche chi in spiaggia a prendere il sole non ci va quasi mai a causa del lavoro, si è fatto la propria idea sulla chiusura: «Personalmente io sono sempre in negozio e al mare non ci vado quasi mai», dice un commerciante di Bagnoli che ha la propria attività vicino l’area interdetta. «Però conosco alcuni residenti, abituali frequentatori del lido, che alla notizia della chiusura si sono lamentati moltissimo. A prescindere da tutto, penso che la questione rappresenti un danno di immagine per il quartiere». Due ragazze di Cavalleggeri, Giuliana e Rosaria, sono appena arrivate e guardano la spiaggia comunale attraverso le transenne. Non sapevano della chiusura e si fermano a leggere con attenzione l’ordinanza di divieto: «Non ce lo aspettavamo, fino a qualche giorno fa era aperto. Peccato perché hanno privato le persone di una struttura che offriva gratuitamente tutti i servizi necessari». Anche i proprietari del lido che sorge a poca distanza dall’area interdetta si sono visti chiudere quel tratto di spiaggia in cui l’Arpac ha rilevato anomalie: «Nei mesi scorsi ci avevano già bloccato. Abbiamo fatto a spese nostre dei lavori di manutenzione straordinaria e di setacciamento della sabbia. Ora ci dicono nuovamente che la sabbia è inquinata. Possiamo ancora accogliere qualche cliente sulla pedana ma siamo un’attività commerciale e abbiamo subito un grosso danno economico, ormai per noi la stagione estiva è da definirsi fallimentare».







