Il conflitto scaturito dall’invasione russa dell’Ucraina compie un salto di qualità drammatico, trasformandosi in una minaccia diretta e imminente anche per il personale militare statunitense dispiegato in Medio Oriente.

A suonare l’allarme, destinato a riverberarsi nei corridoi del Pentagono e della Casa Bianca, è il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha dettagliato una cooperazione spaziale senza precedenti tra Mosca e Teheran.

Secondo quanto reso noto da Kiev in un comunicato, i servizi segreti ucraini avrebbero registrato, sin dall’inizio del mese, un’intensa attività di ricognizione satellitare russa focalizzata sui Paesi del Golfo.

L’obiettivo dei satelliti di Putin sarebbe puntuale: censire e mappare le installazioni militari statunitensi in snodi strategici come Bahrain, Giordania e Kuwait. Le immagini classificate e i relativi dati di puntamento verrebbero quindi trasferiti sistematicamente all’Iran, fornendo a Teheran strumenti per aggirare le difese ed aumentare in modo esponenziale l’efficacia di eventuali raid contro obiettivi americani o dei loro alleati nella regione.

Le rivelazioni non colgono di sorpresa gli addetti ai lavori, ma consolidano le ipotesi più fosche dell’Occidente. Già nei mesi precedenti, fonti d’intelligence avevano segnalato una cooperazione crescente, mentre analisti statunitensi valutavano un ruolo occulto di Mosca nel potenziare le capacità balistiche iraniane tramite supporti alla navigazione.