“La mia vita è ripartita. Tra poco uscirà un western ispirato a Trinità, la saga con Bud Spencer e Terence Hill, e ho appena finito di girare un film bellissimo, dell’argentino…, premio Oscar per le sceneggiature di… Ha le caratteristiche per diventare un caso, una sorta di Emilia Perez 2. E speriamo non finisca come l’altra volta!”. Karla Sofia Gascon si racconta. Ospite internazionale di Marateale, il festival fondato da Nicola Timpone, che quest’anno festeggia la 18esima edizione nell’Anfiteatro naturale del complesso Santa Venere, a poche centinaia di metri dal bellissimo paesino della Basilicata tirrenica, l’attrice transessuale balzata all’attenzione del mondo un anno e mezzo fa come protagonista di Emilia Perez di Jacques Audiard, e poi vittima di una campagna mediatica avversa di triste risonanza mondiale che le ha tolto la possibilità di vincere l’Oscar e rischiato di travolgerla, parla di tutto: il passato italiano di un’esistenza davvero avventurosa vissuta “saltando di qua e di là dell’oceano”, il rapporto con la figlia quindicenne avuta nella sua “prima” vita, le cadute e le riprese, il peso del pregiudizio, il film con Carlo Verdone, e il futuro, in cui punta a riprendersi con “due film diversissimi tra loro”, l’attenzione che le è stata tolta.L’occasione di Marateale l’ha offerta il suo ruolo di giurata e testimonial di Young Blood, un master-concorso per giovani attori organizzato da Alice nella Città e dalla DO Cinema di Daniele Orazi in partnership con il festival lucano. Il viaggio di Gascon tra i suoi pensieri parte da qui: “Ai ragazzi ripeto di non aver paura di essere se stessi. All’inizio, quando vuoi essere attore, non lo fai. Cerchi di somigliare agli altri, farlo ti rassicura. Ma non funziona, se vuoi trasmettere emozioni, devi darti con sincerità”. L’oggi 54enne cittadina del mondo questo l’ha imparato già negli anni ‘90, vissuti “da autodidatta che sbagliava un giorno, e la imbroccava quello dopo”, e anche un po' in Italia, più a Mediaset che in Rai, tra Solletico e Gomma Piuma, “un periodo di vita spensierata e un po' sopra le righe in una città e in ambienti che correvano, facevano festa, e rischiavano di travolgerti, ma ti davano tanto. No, non ho conosciuto Silvio Berlusconi – risponde – ricordo però la differenza tra il modo di lavorare e gli studi di Mediaset e quelli della Rai di Milano, con le loro atmosfere vintage”.Il metodo del recitare rimanendo se stessi “non ho potuto certo applicarlo in Messico – racconta con il sorriso – quando nei primi Duemila ho lavorato in tante telenovele”. Il cinema d’autore è arrivato pian piano, negli anni ’10, in Sudamerica (“sono un esempio perfetto del detto che nessuno è profeta a casa sua”, scherza l’attrice, che ha eletto Madrid come residenza per viverci con la figlia), tra Emmy e boom al botteghino e il suo progressivo impegno per i diritti dei trans. E’ a quel punto che il suo viaggio conosce l’apice: Audiard la chiama per il primo ruolo da protagonista, in quell’Emilia Perez per il quale Cannes l’ha premiata come Miglior interprete femminile assieme a Selena Gomez, Adriana Paz e Zoe Saldana, fino alla candidatura all’Oscar, poi travolta a causa di vecchi commenti sui social ripescati e strumentalizzati. “La vita è così, non ne faccio un dramma – commenta oggi, stupendo per la serenità e consapevolezza che trasmette – sono caduta e mi sono rialzata tante volte, l’ho fatto anche stavolta. Pratico il buddismo, credo nel detto “ciò che ti capita, è il meglio che può capitarti”. Magari se fossi stata la figlia di una potente famiglia Wasp di New York non mi sarebbe capitato, ma è anche vero che non sarei come sono, e non farei a cambio. Mia figlia di 15 anni mi dà emozioni, è intelligente e ribelle, parla un inglese perfetto, piace a tutti. Spero faccia l’attrice, anche se lei al momento non vuole sentirlo. E poi ho ripreso il lavoro: girare con Carlo Verdone Scuola di seduzione è stato divertente e istruttivo. Lui è dolcissimo, ha tempi comici pazzeschi, la gente lo ama davvero. E poi ci sono altri progetti in arrivo. E prima o poi farò anche la regista. Anche se è difficile farlo: i social ti giudicano, ti aggrediscono, ti tolgono la libertà che tutti dovrebbero avere, per poter creare”.Lei, vissuta per trent’anni “a cavallo dell’oceano”, dice di sentirsi a casa in Spagna, dove vive con la figlia, “anche se dopo quattro o cinque giorni divento inqujieta e voglio spostarmi”, e non si è goduta la vittoria della nazionale del suo paese nei recenti mondiali di calcio: “Non mi è piaciuta l’atmosfera che si è respirata in quella manifestazione”, per poi aggiungere: “è bellissimo, però, che a vincere sia stata la nazionale del mio Paese, che vive un bellissimo momento di creatività, libertà e fiducia”. È girato finalmente in Spagna, alle isole Canarie, il primo dei due film che ha in uscita: “E’ un western, realizzato subito dopo Emilia Perez. Uscirà a ottobre. Si intitola Trinità, in omaggio alla saga con Bud Spencer e Terence Hill, in cui sono una cattiva, in sedia a rotelle, con sei figli“. Ma è sul secondo titolo, appena finito di girare in Argentina, che Karla Sofia Gascon punta per tornare sulla grande ribalta: “Si chiama Las Malas, I cattivi, è tratta da un romanzo di successo in America Latina, una storia sulla prostituzione trans negli anni ’80-’90. Sono la leader di questo gruppo, che adotta un bambino. Il regista è Armando Bo, vincitore dell’Oscar come sceneggiatore di Birdman di Alejandro Gonzales Inarritu. Ha le caratteristiche per colpire il pubblico come Emilia Perez. Speriamo che, se succede, poi per me non vada a finire come in quell’occasione!”.
Karla Sofia Gascon: “Torno con un western in omaggio a Bud Spencer e Terence Hill e un nuovo Emilia Perez” - L'intervista
L’attrice spagnola a Marateale Festival: “Non rimpiango l’onda che mi ha travolto, nella vita mi sono rialzata tante volte, mi godo mia figlia e ho fiducia nel







