L'allarme tra bagnanti e operatori del porticciolo di Ognina era scattato questa mattina: a due metri dalla riva, precisamente nel tratto di mare antistante via Acque Casse all'incrocio con via Nenni, e a una profondità di un metro, era stato avvistato quello che sembrava a tutti gli effetti un ordigno bellico, probabilmente risalente alla seconda guerra mondiale. E subito dopo la segnalazione, fatta da un cittadino aderente al Comitato civico "Ognina non si vende", erano state avvertite tramite la Federazione Armatori Siciliani le autorità competenti: Carabinieri, Guardia Costiera, artificieri, Digos e Prefettura di Catania.

Subito, come informa Fabio Micalizzi, presidente della Federazione Armatori, Guardia Costiera e dell'Arma dei Carabinieri hanno raggiunto il luogo della segnalazione per effettuare le prime verifiche. E nel primo pomeriggio, poco prima delle 14, la Guardia Costiera ha emesso un'ordinanza che interdice l'accesso all'area per una distanza di 150 metri. «Con decorrenza immediata e fino al termine delle operazioni di intervento/recupero del presunto ordigno bellico, da eseguirsi a cura del personale del Nucleo SDAI della Marina Militare, o altro personale abilitato, nello specchio acqueo sopra indicato, per una distanza dalla costa di metri 150 è vietato l'utilizzo dell'ancora, e lo svolgimento di qualunque attività subacquea».