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Negli ultimi anni il governo israeliano ha portato avanti diversi piani per spezzettare la Cisgiordania. L’obiettivo è modificare in modo permanente la distribuzione e la presenza dei circa tre milioni e quattrocentomila palestinesi che la abitano, interrompere la continuità territoriale tra le città palestinesi – che oggi consente, per esempio, di andare da Nablus a Ramallah e poi a Hebron senza uscire dalle aree amministrate dai palestinesi – e rendere impraticabile la cosiddetta soluzione a due stati.

La soluzione a due stati prevede la nascita di uno stato palestinese accanto a Israele. Per decenni è stata considerata la principale prospettiva per risolvere il conflitto, ma oggi è considerata sempre meno realistica sia tra gli israeliani sia tra i palestinesi.

Uno di questi piani di frammentazione riguardava Hebron, la città più popolosa della Cisgiordania e considerata la capitale commerciale dei palestinesi. Il progetto israeliano prevedeva la creazione del cosiddetto Emirato di Hebron, un’entità separata dal resto della Cisgiordania e amministrata in autogestione, ma in stretto coordinamento con Israele.

Uan strada di Hebron, 9 luglio 2026 (Gabriele Micalizzi, CESURA, per il Post)