L’importanza di chiamarsi Alba. Quella ragazza di Torino appena sedicenne, che esordiva a teatro nel classico di Wilde L’importanza di chiamarsi Ernesto, in qualche maniera lo sapeva che sarebbe diventata la Parietti. Certo non possedeva la sfera di cristallo per focalizzare tutti i passaggi nitidi dell’ascesa professionale, ma la grinta e la volitività, che appartengono come la pelle al suo corredo genetico, era destino che la avrebbero condotta a qualcosa di importante. Poi il caso ha voluto che grazie a Galagoal, e grazie a quegli sgabelli che facevano risaltare la pregiabilità scultorea delle gambe, la sua popolarità detonasse, ma il caso non avviene mai per caso. Ora Alba, giunta a un traguardo della vita in cui le saggezze si sedimentano, ha solamente motivi per cui essere orgogliosa del suo doppio status, guadagnato con le unghie e con i denti, di icona del costume italiano e di diva intramontabile.Alba, lo scorso 2 luglio era il tuo compleanno. Tu però non sei una da bilanci...

«Verissimo. Vivo la mia vita come un percorso all’insegna del desiderio costante di sperimentare, ma questa attitudine metamorfica si accompagna alla volontà, altrettanto costante, di mantenere salda la coerenza».Hai detto che il miglior regalo di compleanno sarebbe un nuovo programma da conduttrice.