di
Diana Cavalcoli
l provvedimento è storico per i ciclofattorini perché riafferma la presunzione di subordinazione, obbligando le grandi piattaforme digitali a contrattualizzare il personale se emerge il controllo da parte dell'app
L’algoritmo non è un capo o un datore e non può decidere un licenziamento. Né per i rider che portano pasti caldi nelle nostre case né per un qualsiasi lavoratore della gig economy, il lavoro a chiamata gestito attraverso piattaforme on line che coinvolge circa 213mila persone in Italia (Inapp 2019). Sono solo alcuni dei principi affermati nel decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sul lavoro tramite piattaforma. Il provvedimento è storico per i ciclofattorini perché apre alla presunzione di subordinazione anche se non in modo automatico. Si obbligano le grandi piattaforme digitali a contrattualizzare il personale solo se emergono fatti che indicano direzione e controllo da parte dell'app. Sara però il lavoratore a dover denunciare la situazione. Il principio, già previsto dal decreto lavoro per i rider, viene comunque esteso a tutti i lavoratori delle piattaforme, anche quelli che lavorano tramite intermediari. Le app sono poi obbligate alla trasparenza: dovranno comunicare i dati sui lavoratori al ministero del Lavoro e consultare i sindacati sul funzionamento degli algoritmi.







