Un cittadino statunitense è finito sotto accusa per aver cancellato i dati del proprio smartphone durante un controllo alla frontiera, usando una funzione di sicurezza pensata per proteggere la privacy in caso di coercizione. Il caso, secondo i documenti giudiziari citati dalla stampa, potrebbe diventare un riferimento importante nel rapporto tra controlli elettronici ai confini e tutela dei dati personali.

Al centro della vicenda c’è una cosiddetta duress password, una credenziale alternativa che non serve a sbloccare normalmente il telefono ma ad avviare la cancellazione dei contenuti.

Nel caso riportato, il dispositivo dell’imputato sarebbe stato configurato con GrapheneOS, un sistema operativo custom per Android che include questa opzione di protezione. Secondo i resoconti, quando la password sarebbe stata inserita davanti agli agenti, il telefono avrebbe iniziato a svuotarsi o a eliminare le chiavi necessarie per leggere i dati, rendendoli inaccessibili.

Questa logica è diversa da un semplice reset: in molti dispositivi moderni la crittografia completa fa sì che la distruzione delle chiavi renda i file inutilizzabili anche se la memoria fisica resta intatta.

Il caso negli USA e la questione legale