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Nicolò Franceschin

Lamine ha iniziato la sua carriera nel piccolo club spagnolo. «La società non gli fece pagare l'iscrizione per aiutare i genitori», il racconto del presidente Daniel de Sande

Mancano poche ore alla finale del Mondiale tra la sua Spagna e l'Argentina. Yamal pubblica una foto nelle storie. C'è una foto con lui da bambino, sotto una frase: «Per te e per la strada». «Il giaccone che indossava in quell'immagine era quello del nostro club». c sorride, ripensando al piccolo Lamine. Aveva cinque anni quando iniziò nel suo Cf La Torretta, società di cui ora è presidente. È stata la prima squadra dello spagnolo, prima del suo percorso nel settore giovanile del Barcellona. Il suo viaggio è iniziato lì, tra il campo da calcio, le vie del barrio di Matarò e le tortillas del signor Antonio.

Ora è il calciatore che vale più al mondo. Nella sua infanzia, invece, c'erano le difficoltà economiche della famiglia, i genitori separati e i km fatti a piedi per andare a scuola. Torniamo a quegli anni. Al Cf La Torretta ci arriva grazie alla mamma. No, nessun aggancio o contatto particolare. C'entra più semplicemente il suo impiego. La signora Sheila Ebana «lavorava infatti nel McDonald's a 200 metri dal centro sportivo». Quel club è la soluzione più comoda per il suo bambino. A cinque anni lo porta lì. Inizia la carriera di quello che diventerà un fenomeno generazionale a 19 anni di avere in bacheca un Europeo e un Mondiale.