La guerra in Ucraina non accenna a diminuire, purtroppo, ma intanto la Russia si sta sempre più riaffacciando nel mondo dello sport. Il Cio ha riammesso, seppur a titolo provvisorio, il comitato olimpico di Mosca, pur lasciando l'ultima parola alle Federazioni sportive internazionali (e questo ha creato, e crea, problemi e polemiche).
La Russia sta tornando in gara anche negli sport di squadra. La squadra femminile russa di pallanuoto, ad esempio, partecipa ai Mondiali di Sydney, sventolando la propria bandiera e intonando il proprio inno nazionale, e ha anche sconfitto l'Olanda campione d'Europa per 11-6 dopo una protesta della comunità ucraina australiana fuori dallo stadio.
La Russia ha potuto partecipare perché la Federazione internazionale nuoto ha deciso di eliminare l'obbligo per gli atleti russi e bielorussi di gareggiare solo come neutrali. Via libera quindi anche alle squadre che prima erano del tutto escluse. La World Aquatics (ex Fina) sostiene infatti che le piscine debbano rimanere luoghi in cui atleti di qualsiasi nazionalità possano competere pacificamente, sebbene abbia subordinato la riammissione a diverse garanzie di integrità. Il suo regolamento prevede almeno quattro test antidoping consecutivi, effettuati in collaborazione con l'Agenzia Internazionale Antidoping (ITA), e un controllo dei precedenti da parte dell'Unità per l'Integrità dell'Aquatics.






