Questo patto non risolve il problema della disinformazione, non ferma la circolazione di contenuti manipolati, non protegge automaticamente gli elettori. La politica non può impedire che la tecnologia falsifichi il mondo, però ha scelto di non falsificare se stessa. Un passo importante per restituire credibilità al dibattito pubblico e che indica una direzione chiara e inequivocabile: la democrazia si difende con la responsabilità. La riflessione di Antonio Palmieri

Un tempo dicevamo: “Non ci credo neanche se lo vedo”. Oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale generativa, siamo costretti a dire “Non ci credo anche se lo vedo.”

In un’epoca in cui possiamo usare la tecnologia per falsificare volti, voci, gesti, la cautela è un obbligo e un dovere per ciascuno di noi, soprattutto nell’anno delle elezioni politiche.

In questo contesto, l’adesione di Giorgia Meloni alla proposta di Elly Schlein di non utilizzare deepfake generati con intelligenza artificiale nella campagna elettorale è un segnale forte e rilevante.

La politica, almeno per quanto riguarda la leadership delle due principali forze politiche, sceglie di non falsificare se stessa, in un’era in cui la competizione democratica si gioca anche sul terreno della possibile manipolazione digitale.