Più che la Brexit poté il Covid - o meglio la rapida successione dei due eventi. Le aziende italiane che operano in Gran Bretagna hanno dovuto affrontare diverse difficoltà (soprattutto burocratiche) dopo l’uscita del Paese dall’Unione europea. Ma a sentire i racconti degli imprenditori, molti concordano nel ritenere che il problema più grande è stato il combinato disposto di Brexit e pandemia, che hanno non solo rallentato l’economia britannica, ma soprattutto generato una forte mancanza (almeno iniziale) di manodopera, soprattutto in settori come la ristorazione e la logistica.

Interscambio stabile oltre i 30 miliardi

A distanza di dieci anni, tuttavia, i dati dimostrano che l’interscambio complessivo è rimasto stabile, intorno ai 31-35 miliardi di euro l’anno. Il saldo commerciale, sempre positivo per l’Italia, è salito da 15,3 miliardi nel 2021 a 19,5 miliardi nel 2025, con un avanzo cresciuto di oltre il 27% in cinque anni nonostante, secondo i dati forniti da Assocamerestero su fonti Maeci e Istat.

Proprio Assocamerestero, attraverso la propria associata britannica, ha condotto di recente un’indagine per comprendere come l’uscita del Regno Unito dalla Ue abbia impattato sulle imprese italiane operanti in UK.