L’ Associazione culturale pediatri (Acp), è un’organizzazione nazionale che ha un rapporto di collaborazione con la Società italiana di pediatria (Sip). Ha come suo obiettivo il lavoro in rapporto stretto con le famiglie per affrontare con loro le situazioni più difficili nella cura dei loro figli. Negli ultimi tempi è stata la portavoce del movimento Lgbtqia+ all’interno della pediatria e ha giocato un ruolo importante nella spinta a somministrare i bloccanti della pubertà a preadolescenti che soffrono di “disforia di genere” (oggi criticata in tutto il mondo).
Recentemente l’Acp ha publicato insieme alla Sip un opuscolo intitolato “Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità: per un ambulatorio pediatrico accogliente”. Ci si sarebbe aspettati una guida sul come rendere accogliente il trattamento medico di soggetti in età pediatrica (il limite massimo sono i 18 anni) che hanno un orientamento sessuale diverso da quello eterosessuale, si percepiscono transessuali o sono figli di coppie omosessuali. È cosa buona, infatti, che i pediatri non li discriminino, facendo dei loro pregiudizi culturali e/o psicologici un ostacolo all’importante qualità affettiva del loro lavoro.







