Ancora una volta, una donna ha subito un’aggressione sessuale da parte di uno straniero all’interno del proprio palazzo. Le cronache hanno restituito l’ennesimo caso del genere a Milano, in zona Certosa, dove abita la vittima, una ragazza ucraina. Erano le 23 più o meno, quando la giovane, che ha 24 anni, viene ripresa dalle telecamere del palazzo mentre entra nell’androne. Subito dietro di lei, però, si infila anche un nordafricano a lei sconosciuto, che probabilmente l’aveva seguita fino a quel momento e continua a farlo fino all’ascensore. Si chiama Mohamed Helal M., ha 25 anni, è egiziano e risulta senza fissa dimora ma è impiegato a tempo indeterminato come operaio in una ditta edile.La vittima chiama l’ascensore e lui è ancora lì, ma quando lei cerca di entrare per raggiungere il suo piano, l’egiziano le sbarra la strada. Allora la vittima grida per cercare aiuto, lui le afferra le braccia per tentare di baciarla ma lei fa resistenza, urla per attirare l’attenzione dei vicini che però non si accorgono di quello che sta succedendo, perché nessuno si affaccia per aiutarla. Lui riesce a palpeggiarla nelle zone intime e a slacciarle i jeans per consumare la violenza, finché la vittima ha la lucidità di pronunciare queste parole: “Ci sono le telecamere”. A quel punto, capendo di poter essere visto e riconosciuto dalle registrazioni, l’egiziano molla la presa e scappa, la vittima chiama il fidanzato che accorre in suo soccorso e insieme si recano presso il comando della polizia locale ma mentre si stanno incamminando incrociano due agenti e riferiscono tutto a loro.A quel punto scatta l’indagine, vengono sequestrati i registrati delle telecamere del palazzo che hanno effettivamente ripreso l’aggressione ma anche il volto dell’egiziano. A quel punto l’immagine viene inserita nel software Sari, che fornisce un’ampia concordanza col volto di Mohamed Helal M., quindi scattano le ricerche. Nell’ultimo indirizzo indicato a Pavia non c’è traccia di lui, allora viene chiamata l’azienda che lo ha assunto e che ha messo a contratto un indirizzo di Voghera. Ma di lui non c’è traccia nemmeno lì. Quindi, gli agenti contattano la segreteria della ditta, la quale li informa che l’uomo era impiegato in un cantiere a Fara Gera d’Adda ed è lì che la polizia locale lo va a prendere, arrestandolo all’esterno del cantiere senza che lui abbia opposto resistenza. Si trova attualmente nel carcere di Bergamo con l’ipotesi di reato di violenza sessuale, a disposizione dell’autorità giudiziaria.