Pascoli secchi, animali da abbeverare con il contagocce e una preoccupazione che cresce giorno dopo giorno. Nelle malghe della provincia di Imperia la siccità ha lasciato il segno: dove prima c’erano prati e foraggio oggi resta terra arida. Gli allevatori sono in difficoltà, gli animali anche peggio, tutti insieme chiedono che la Regione valuti la possibilità di aprire uno stato di calamità, con i sostegni che ne conseguono. La richiesta arriva anzitutto da Coldiretti, che ha sollecitato l’apertura di un tavolo verde in Regione Liguria per verificare se ci siano le condizioni per avviare il percorso necessario. Un confronto ritenuto indispensabile per fotografare una situazione che, secondo il mondo agricolo, sta mettendo a rischio la tenuta delle aziende zootecniche. Il problema non è soltanto l’emergenza di questi giorni. Il timore degli allevatori guarda soprattutto ai prossimi mesi: senza piogge e senza riserve sufficienti, la gestione degli animali rischia di diventare sempre più complessa. Se manca una materia prima fondamentale, è ovvio che vada in crisi tutto il sistema. Il razionamento L’acqua viene razionata, i pascoli non offrono più le risorse necessarie e il futuro delle attività diventa un’incognita. A portare la questione sui tavoli regionali è anche il Partito democratico. Il consigliere regionale Enrico Ioculano ha presentato un ordine del giorno che sarà discusso nel prossimo consiglio regionale. «Mi è stato segnalato il problema – spiega Ioculano – e vista la gravità della situazione, soprattutto per il rispetto verso un comparto fondamentale, ho deciso di presentare un ordine del giorno». Un’iniziativa che punta a chiedere attenzione e interventi. Ma in tempi rapidi, rapidissimi. Crisi di settore «Il settore rappresenta molto più della sola produttività – aggiunge il direttore provinciale Coldiretti, Riccardo Piras – perché racchiude storia, tradizione e cultura del territorio». Un passaggio che fotografa il peso di un’attività che nelle vallate e nelle aree interne mantiene ancora un forte valore identitario. Sempre Piras invita alla prudenza, senza però minimizzare il problema. «La situazione è reale e necessita di verifiche per evitare ipoteche e sterili polemiche. È giusto che la Regione controlli». Parole che indicano la strada: dati alla mano, è necessario valutare con accurratezza se ci siano gli elementi per chiedere lo stato di calamità e attivare gli strumenti del caso. L’alternativa è veder sparire mestieri e attività storici. Il territorio Dal territorio, intanto, arriva il racconto più duro. Q ello di chi ogni mattina deve fare i conti con una realtà che non lascia margini. «È una situazione difficile, mai vista prima. C’è terra. Il problema è chiaramente l’approvvigionamento per i mesi invernali. Qui non c’è più nulla. Siamo preoccupati». Dietro quei pascoli vuoti c’è un pezzo di economia, ma anche una parte della storia agricola della provincia. Per questo la richiesta degli allevatori è semplice: che la Regione ascolti e intervenga. Perché la siccità non aspetta i tempi della burocrazia. E nei campi, dove l’acqua manca e gli animali devono essere accuditi ogni giorno, il problema è già presente.