Sullo stesso argomento:

a

Un video di pochi minuti, diventato in poche ore uno dei contenuti più discussi e condivisi sui social italiani. Protagonista Mik Cosentino, imprenditore digitale che ai suoi quasi 500mila follower si presenta come imprenditore residente a Dubai, non come "influencer", con un linguaggio volutamente diretto: "Dico verità che fanno arrabbiare. Se ti offendi, non seguirmi", recita la sua bio. Nel video, Cosentino mette in fila una serie di episodi di cronaca nera avvenuti a Bologna negli ultimi diciotto mesi per costruire un'accusa precisa, rivolta al sindaco Matteo Lepore: quella di applicare, a suo dire, un metro diverso a seconda di chi sia la vittima. "Quindi fatemi capire come funziona", ripete più volte nel video, in quello che diventa il ritornello dello sfogo. Al centro della polemica c'è la morte di Abderrahim Fakir, 43enne di origine marocchina, residente a Sasso Marconi, fermato lo scorso 19 luglio nel quartiere Pilastro dopo una segnalazione di alcuni residenti che lo descrivevano in evidente stato di agitazione. Le immagini del fermo, diventate virali, mostrano l'uomo bloccato a terra da due agenti mentre grida "aiuto, basta"; poco dopo perde i sensi e muore. Sull'episodio la Procura ha aperto un'inchiesta e l'Ausl un'indagine interna; la ricostruzione ufficiale - colluttazione, uso di spray urticante, un malore sopraggiunto durante il fermo - resta al vaglio degli inquirenti. La famiglia e diverse associazioni hanno invece parlato apertamente di "assassinio di Stato", e nei giorni successivi al presidio cittadino in memoria di Fakir si sono registrati scontri con le forze dell'ordine: il bilancio ufficiale della Questura ha parlato di 64 agenti feriti e alcuni mezzi danneggiati nel corso di una sola notte di disordini, non nei "tre giorni" di guerriglia evocati da Cosentino nel suo video.