Aggiungi come fonte il Giornale di Sicilia

Il Presidente siciliano Renato Schifani e il Capo dello Stato Sergio Mattarella a Castello Utveggio

Oggi come allora. La stessa strada che sale al Castello Utveggio, inaugurata nell’agosto del 1957 dal ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni Bernardo Mattarella, ieri è stata percorsa dal figlio Sergio, presidente della Repubblica. Il legame familiare è raccontato nelle immagini di cronaca filmate rigorosamente in bianco e nero dall’Istituto Luce e riproposte su uno schermo dei ritrovati locali del maniero, ieri in grande spolvero per l’inaugurazione del centro congressi. Il presidente arriva alle 18 in punto, come da cerimoniale. Saluta, ascolta ricostruzioni storiche e programmi per il rilancio del monumento e va via alle 19. Ma prima brindisi, musica dei grandi maestri italiani con l’orchestra sinfonica siciliana, autorità in prima fila, outfit delle grandi occasioni. Risuonano le note de La vita è bella, di Piovani. Quel nastro, che viene presentato proprio come una «sorpresa» per il Capo dello Stato, racconta però due epoche diversissime per Palermo. La strada che porta al Santuario di Santa Rosalia, patrona della città, fu salutata da applausi per «la ardita opera di ingegneria», così viene definita nella telecronaca del tempo. Tempo che però, facendo poi il suo corso, ha rovinato con abbandono e degrado la storia della montagna che domina la città. Intanto sono passati quasi 70 anni, il panorama che si stende ai piedi di Monte Pellegrino è irriconoscibile: dove c’era verde e poca urbanizzazione sono sorti palazzi, impianti sportivi, magazzini, il nuovo porto. Si vedono distintamente il velodromo dedicato a Paolo Borsellino e i tetti dei padiglioni della periferia malata. Immagini a colori, quelle di oggi, che mostrano il rosso degli incendi devastanti e della violenza tinta di sangue. E seppur nel giorno della festa per l’ operazione di riqualificazione riuscita i toni siano di felicità e ottimismo, il presidente della Regione Renato Schifani non può non parlare del disagio e delle ferite della città e della Sicilia.