Dall’e-commerce ai trionfi di Bagnaia e Marquez: Patrizia Cianetti racconta la strategia e la passione dietro il “best ever” del mito di Borgo Panigale.

Cento anni di storia non si improvvisano, si guidano. E se quel marchio ha la forma di una moto rossa e il suono inconfondibile di un motore desmodromico, allora non stiamo parlando solo di ingegneria, ma di una vera e propria fede laica. Ducati oggi vive il suo “best ever”, un momento d’oro fatto di trionfi in pista e record di vendite, culminato nello spettacolare bagno di folla dell'ultimo World Ducati Week a Misano che ha registrato 118mila e 36 ingressi da 94 paesi del mondo. Ma cosa c’è dietro questo miracolo italiano capace di far battere il cuore a generazioni diverse, dai nonni ai bambini?

Entriamo dentro i corridoi e i segreti di Borgo Panigale con Patrizia Cianetti, Marketing and Communication Director presso Ducati Motor Holding, un viaggio che parte da lontano, dai primi pionieristici esperimenti di e-commerce nei primi anni Duemila — "quando si vendevano moto online con i modem che gracchiavano" — fino alla gestione di piloti leggendari come Troy Bayliss, Pecco Bagnaia e Marc Marquez. Perché la differenza tra un'azienda normale e il mito di Borgo Panigale sta tutta qui: puoi avere i migliori ingegneri del mondo, ma se non ci metti il cuore, la "nuvola rossa" non si muove. Patrizia Cianetti, Marketing and Communication Director in Ducati. Partiamo da te: come sei finita in Ducati? Un mix di passione e casualità? Sì, un vero family affair. Io sono umbra, ma ho studiato a Bologna dove ho conosciuto mio marito, un ingegnere meccanico appassionato di moto che faceva le visite guidate in Ducati (poi diventato Product Manager del Monster). Lui mi segnalò che Ducati, allora in mano a un fondo americano, stava creando Ducati.com. Sono entrata così come Direttrice E-commerce in pieno boom della New Economy. È stata un'era pionieristica e pazzesca: vendevamo moto online e organizzavamo live chat con i piloti quando c'erano ancora i modem a 56k. Abbiamo persino creato il Ducatisti Book, una sorta di antenato di Facebook tra il 2000 e il 2005. Le cose sono andate benissimo e, quando il Direttore Generale si è dimesso, ho preso il suo posto. Negli anni ho poi assunto la responsabilità di tutto il digitale, del Marketing e della Comunicazione. Un bel crescendo. La passione, del resto, è nel mio DNA: mio fratello correva in motocross (e io ero la sua fotografa), mio padre mi portava in moto e i miei nonni hanno fatto il Motogiro d'Italia in sidecar. Ho ancora le loro tute e i caschi d'epoca in Umbria. Un'energia di famiglia che mi ha spinta fin qui.