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Alessia Cruciani

L’ad anticipa le strategie della Casa di Borgo Panigale, tra sinergie con Audi e nuovi segmenti per attirare i più giovani. «L’ingresso di Liberty Media in MotoGP? Se fa come per la F1, un vantaggio per tutti»

È tutto merito di Guglielmo Marconi. Se oggi ci esaltiamo per i successi in pista della Ducati, se i motociclisti di mezzo mondo ambiscono alla «rossa» come oggetto del desiderio, lo si deve all’inventore della radio. A Bologna, il 4 luglio 1926, tre fratelli — Adriano, Bruno e Marcello Ducati — fondarono la Società Scientifica Radio Brevetti Ducati, intuendo il potenziale della radio. In un piccolo alloggio, con due operai e una segretaria, producevano condensatori. Nel giro di dieci anni i dipendenti erano migliaia e lo stabilimento di Borgo Panigale, divenuto simbolo industriale, entrò nel mirino dei bombardamenti alleati del 1944. Dalle sue macerie ripartì una nuova avventura che nel 2026 festeggerà cento anni. Arrivò così il Cucciolo, un micromotore applicabile a qualsiasi bicicletta. Poi vennero gli anni delle «moto leggere», degli scooter, delle corse su strada, e quel bisogno di velocità che trasformò Ducati in un mito sportivo. Con campioni come Mike Hailwood, Carl Fogarty, Loris Capirossi, Casey Stoner, Andrea Dovizioso, Francesco Bagnaia e ora Marc Márquez. Oggi Ducati è un marchio globale presente in 92 Paesi e capace di costruire intorno a sé una community che non compra solo una moto, entra in una famiglia. Ducati ha chiuso il 2024 con 54.495 moto vendute, fatturato oltre il miliardo per il terzo anno consecutivo, ed Ebit a 91 milioni di euro. A guidarla dal 2013, dopo l’acquisizione da parte del Gruppo Audi, è Claudio Domenicali: bolognese, classe 1965, laureato in ingegneria meccanica, è entrato in azienda giovanissimo nel 1991 e non ne è più uscito. «Ducati è una marca tecnologica, sportiva ed entusiasmante», racconta. In MotoGP quest’anno ha già vinto il sesto titolo costruttori consecutivo e si avvia a conquistare anche quello piloti.