Si parla di ghiacci, ça va sans dire, oggi alle 20,30 alla Ghiacciaia di Villa Lambertini-Mattei, struttura del ’600 nel cuore di un parco che è uno dei polmoni verdi della Barca, cuore della rassegna Estate in ghiacciaia. Protagonista dell’appuntamento A proposito di ghiacci: Il mio inverno in Antartide è l’astronomo Paolo Calisse, primo italiano a trascorrere l’inverno in Antartide alla base Amundsen-Scott, oggi stabilitosi a Bologna dopo una vita tra gli osservatori astronomici dell’Atacama, dell’outback australiano e dei deserti americani.

"Luoghi che mi sono rimasti dentro – confida Calisse – anch’essi in qualche modo estremi, pur non avendo nulla a che vedere con la vita a quasi tremila metri d’altitudine nel cuore del continente di ghiaccio". Dieci mesi a prendersi cura del South Pole Telescope, posto a un chilometro dalla base Amundsen.

Dottor Calisse, in quel mesi fu forse l’essere umano più isolato del pianeta, non è così?

"Il telescopio era posto a un chilometro dalla base Amundsen. Una distanza infinita nell’inverno antartico, a -60 gradi di media, con punte a -78 e una temperatura percepita di -100 gradi, da percorrere ovviamente a piedi. Una volta mi capitò addirittura di perdermi. Non ero solo ovviamente: alla base c’erano 57 ricercatori. Ma, lavorando spesso di notte, mi capitò di non vedere nessuno per una settimana intera".