VENEZIA - A distanza di due giorni dalla rissa scoppiata tra stranieri all’altezza del Bussola Cocktail Bar, campo Bella Vienna è ancora sporco di sangue. Le conseguenze degli accoltellamenti e dei colpi di spranga sono evidenti. Le tracce ematiche non solo segnano il punto esatto della violenta aggressione ma raccontano nei dettagli anche il percorso fatto dai due feriti sanguinanti durante la fuga, avvenuta a distanza l’uno dall’altro.

La dinamica del fatto è al vaglio: a riportare ferite d’arma da taglio e contusioni sono due cittadini tunisini, rispettivamente famiglia Sakka e, dall’altra, Mallat. Volti sconosciuti di famiglie, al contrario, molto note per essere state le protagoniste di una lunga (e ancora in corso) faida per il controllo dello spaccio in centro storico. Uno di loro giovedì è finito all’ospedale dopo essersi accasciato lungo ruga Rialto. L’altro ha rifiutato le cure mediche quando è stato fermato da una volante a piazzale Roma. I due, secondo le prime ipotesi, sembra che fossero alleati contro un gruppo ancora non ben identificato. Un caso raro, da verificare. Tra gli aggressori ci sarebbero stati altri tunisini e, molto probabilmente, cittadini sudamericani. Il contesto Una mano insanguinata che si appoggia sulla struttura di uno dei banchi ortofrutticoli non attivi. Il sangue dopo due giorni è secco ma racconta in ogni caso uno dei momenti della notte di violenza. Solo qualche centimetro dopo, nel banco vuoto si vedono degli escrementi umani. Per terra, decine e decine di gocce di sangue. Fruttivendoli, pescivendoli, macellai e venditori ai banchi dell’abbigliamento ancora parlano dell’ultimo fatto violento. La situazione è drammatica perché la vicenda matura in un contesto di degrado che appare inarrestabile. Chi tra loro aveva vissuto i momenti di tensione nel corso dei mesi precedenti, quando Sakka e Mallat si erano a più riprese aggrediti, oggi non si sorprende più. Che il sangue sarebbe tornato a scorrere tra le calli era una previsione quasi ufficiale. «Questo campo ormai è diventato terra di nessuno, soprattutto notturno – spiega, uno dei venditori ambulanti – Dopo le attività della mattina, con il mercato, campo Bella Vienna diventa un luogo di aggregazione per chi vuole bere, sballarsi, fare i bisogni a cielo aperto e molte altre cose innominabili. Accadono fatti come quello di mercoledì e la cronaca racconta di scene violente\. Anche le guide turistiche non passano quasi più per di qua, non è una zona che vogliono far vedere – continua il lavoratore, alludendo agli escrementi e al sangue che si incrociano non molto distanti dalla sua attività – Questo è un luogo di grande bellezza, lasciato a se stesso. E quando si lasciano le cose a loro stesse, cresce l’erba marcia». I metodi dello spaccio sono noti a quasi tutti i lavoratori della zona. Ormai quello che si presentava come un lavoro taciuto, da tenere nascosto, ha assunto forme sempre più evidenti, con cessioni che avvengono anche in pieno giorno. «Nella zona di Rialto, ma anche in campo Bella Vienna, soprattutto la sera, ci sono appostamenti, piantonamenti, nascondigli improbabili di sostanze nei muri – racconta un testimone, anche lui anonimo, come gli altri, nel timore che qualcuno lo possa riconoscere – Gli spacciatori agiscono senza paura, attendono indisturbati i loro clienti e, in alcuni casi, usano anche strategie più curiose. Lungo calle Corrente, una delle laterali che si incontrano per andare da Rialto verso la stazione, gli spacciatori posano le dosi di droga dentro ai balconi delle case al piano terra. Lo spacciatore, che è un volto noto in quella zona, percorre tutta la strada e lascia di qua e di là la sostanza impacchettata. Si allontana e attende che il cliente vada a prendersi ciò che probabilmente aveva già pagato in precedenza». I residenti della calle non se ne accorgono, lo scambio è silenzioso, non ci si parla neppure. Ma chi osserva la via dall’alto, da altri punti di vista, segue (e segnala alle forze dell’ordine) l’intero procedimento di vendita. Le loro case, intanto, sono protette da inferriate che, in alcuni casi, coprono l’intera grandezza delle finestre, dove fanno mostra di sé i lucchetti con dentro le chiavi per i sempre più numerosi appartamenti turistici della zona. Le indagini Le forze dell’ordine stanno scandagliando le immagini della videosorveglianza della zona per cercare di comprendere al meglio la dinamica del fatto. L’area coperta, tuttavia, è molto estesa, come testimoniano le tracce di sangue che i carabinieri hanno incontrato per centinaia di metri più avanti, in direzione Piazzale Roma. In primis, tramite i testimoni e le videocamere del campo, si dovrà accertare come sia avvenuta la rissa e chi siano gli aggressori e chi, invece, abbia subito. Come seconda cosa, si cercherà di comprendere in che direzione si siano dileguati i partecipanti che mancano all’appello, il cui numero ancora non è stato definito. Il testimone Alcuni momenti della rissa e dei successivi soccorsi sono stati descritti da uno dei testimoni, un commerciante della zona di Rialto che ha anche prestato aiuto al ventenne accoltellato alla schiena. «Sono riuscito a vedere il momento dell’aggressione, che era cominciata in campo. Volavano bastoni e c'erano coltelli. Poi uno dei ragazzi, anche lui un tunisino, ha preso un'asta di ferro e l'ha usata per ferire un giovane connazionale. Un colpo talmente forte che gli si vedeva il cervello, avrà perso due litri di sangue. Con lui c'era un amico, anche lui tunisino, che è fuggito appena è successo il fatto. Il tutto poi si è spostato gradualmente verso ruga Rialto, tra Ferini e Lyca Mobile. Quando il tunisino si è accasciato a terra mi sono reso conto che aveva anche una ferita dietro alla schiena. Abbiamo chiamato l'ambulanza ma lui stava cominciando a diventare bianco, sembrava che stesse morendo. Mi sono strappato la maglietta e ho cercato di prestargli i primi soccorsi fino a quando non è arrivato il Suem, gli tenevo la mano premuta per non far uscire il sangue».