<p>«Non irrigidiamoci sulle percentuali.

Il 5% del pil per la spesa militare è una convenzione, l'Italia potrà arrivarci anche in altri modi, mantenendo i suoi impegni Nato».</p><p>Giuseppe Cossiga, presidente dell'Aiad, la Federazione delle industrie italiane per l'aerospazio, la difesa e la sicurezza, è nella posizione più favorevole per leggere alcune dichiarazioni del governo andando oltre la prudenza dettata dall'agenda politica. «Ci stiamo avvicinando alle elezioni, trovo normale che si parli più di guerra al caro-energia che di guerra vera e propria», commenta, «Ma questo non toglie nulla all'impegno dell'Italia, che può contare su un'industria della difesa fatta di eccellenze riconosciute, dai colossi come Leonardo ai piccoli fornitori, che vengono chiamate ai tavoli internazionali».</p><p>Domanda.

Se le bollette vincono sul piano elettorale, come si garantisce l' impegno sul fronte militare?</p><p>Risposta.

La creatività italiana troverà la strada.

Non siamo la Francia o il Regno Unito, dove il budget della difesa è plasmabile all'occorrenza.