Un ulivo quasi rassegnato alla fine, due giovani amici dai poteri speciali e la missione di rispettare, e salvare, la natura. L'attore e doppiatore ha raccontato a Sky TG24 il cortometraggio fantasy Alby, l'ultimo ulivo di Alessandro Parrello, in Concorso al festival del cinema dedicato ai ragazzi. Una fiaba che esorta le nuove generazioni ad una maggiore consapevolezza sul valore dell'ambiente, che spesso, purtroppo, gli adulti sembrano dimenticare
“Anch’io sto morendo ormai”. L’antico ulivo parlante Alby è quasi rassegnato. In Puglia, gli alberi come lui sono minacciati dalla Xylella, il batterio che sopprime radici, rami e olive. “Sono stati gli uomini cattivi, hanno maltrattato la terra”, prosegue il protagonista del cortometraggio fantasy Alby l’ultimo ulivo, diretto dal regista Alessandro Parrello, che il 24 luglio è stato presentato in anteprima mondiale in Concorso per il Gryphon Award nella sezione ufficiale Elements +6 della 56ª edizione del Giffoni Film Festival. Quando due bambini di 11 anni (Elisa Quaranta e Lewis De Pascalis) si avventurano in un uliveto alla ricerca del leggendario Grande Ulivo raccontato dal nonno, incontrano proprio Alby, che “si lamenta del fatto che, un tempo, gli uomini nutrivano più rispetto per le piante e per i fiori. Poi, l’attività umana, anche per ingordigia, ha rovinato tutto, e ora costringe a correre ai ripari”, racconta l’attore e doppiatore Francesco Pannofino, 67 anni, che grazie all'uso della tecnica motion capture ha interpretato il personaggio. Le sue espressioni facciali, infatti, hanno costituito la base per realizzare il modello digitale dell’ulivo, che è stato poi animato in 3D e ha potuto così interagire con gli attori, con grande realismo scenico. “Non avevo mai partecipato a un progetto così pieno di effetti speciali. In sostanza, non ho recitato in mezzo alla campagna, ma davanti a uno schermo, con in faccia tutti i sensori che hanno infine ricomposto l’immagine dell’albero”, spiega Pannofino che, in veste di ulivo, ha affidato ai bambini protagonisti una missione: salvare la natura dalla sua triste fine. “Sono anime pure, incontaminate e prive delle sovrastrutture degli adulti. Lottano con poteri speciali per aiutare il loro nuovo amico”, prosegue. Proprio attraverso lo sguardo dei più piccoli, e attraverso il linguaggio delle fiabe, il film riflette sul rapporto tra uomo e ambiente. “Meno male che ci sono i giovani, sensibili ai temi ecologici, a differenza di molti adulti che sono invece distratti dai propri affari e che, quindi, dimenticano che dovrebbero preservare il pianeta dove viviamo, soprattutto perché non ce n’è un altro nei paraggi, almeno per ora!”, commenta l’attore. “Se gettiamo uno sguardo alla storia dell’umanità, l’agricoltura nasce perché l’uomo ha arato e seminato i campi per procurarsi il cibo. Il mondo che ci circonda ci dà la vita, e non dobbiamo perdere di vista l’essenziale. Molti, però, non capiscono o restano indifferenti al problema, cosa che accade anche nelle alte sfere della politica. Spesso si finisce per generalizzare: “I cambiamenti climatici sono sempre esistiti”. Certo, ma bisogna anche distinguere tra i fenomeni naturali e quelli invece provocati dall’uomo”. Quindi, “pur senza creare allarmi, occorre sviluppare una coscienza anche in coloro che ora ignorano il problema, fanno finta di niente e si voltano dall’altra parte. Ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare qualcosa per non inquinare l’ambiente in cui viviamo, l’aria che respiriamo o l’acqua che beviamo. Bastano gesti minimi: non buttare oggetti per terra, fare la raccolta differenziata dei rifiuti, non pompare nell’aria gas tossici. Ora, per fortuna, si è diffusa una maggiore sensibilità sul tema, mentre in passato spesso si agiva senza tenere conto delle possibili conseguenze di cattivi comportamenti, che talvolta sono state tragiche non solo per la natura, ma anche per gli esseri umani. È il caso di Casale Monferrato, dove le produzioni di amianto hanno causato la morte di tantissime persone, o del disastro industriale del Seveso, o ancora dell’orrenda situazione di Taranto, dove devi decidere se ammalarti o lavorare”. La speranza di un avvenire migliore, però, resta. Grazie all’immaginazione, alla curiosità e alla capacità di meravigliarsi, i piccoli nuovi amici di Alby tenteranno infatti di costruire un futuro più consapevole e rispettoso della natura.















