| 24 Luglio 2026 17:02 |
3 minuti per la lettura
(Adnkronos) – Lavoratori del braccio e della mente: nessuno escluso. Ormai il rischio sicurezza riguarda tutti. Mentre l’intelligenza artificiale entra negli uffici, nei call center e nei servizi clienti, cresce un paradosso che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato fantascienza: migliaia di lavoratori passano parte della giornata ad addestrare gli strumenti che, almeno in teoria, potrebbero un domani rendere superflua la loro stessa mansione.
La sicurezza sul lavoro, insomma, non riguarda più soltanto caschi, impalcature e dispositivi di protezione. Sempre più spesso passa anche dalla salute mentale, dall’organizzazione del lavoro e dalla pressione psicologica generata dall’automazione. A tracciare questo scenario è Stefano Ruberto, responsabile Salute e Sicurezza della Cgil Milano, che in un’intervista all’Adnkronos invita a leggere il fenomeno senza fermarsi alla cronaca dell’ultimo incidente. “Io starei fuori dal tema emergenziale e parlerei piuttosto di una condizione strutturale – afferma Ruberto all’Adnkronos -. Lo sfruttamento lavorativo è molto pervasivo, molto orizzontale e trasversale ai diversi settori produttivi”.
Secondo il dirigente sindacale, Milano offre uno spaccato emblematico di questa evoluzione. Dall’edilizia alla logistica, dalla filiera della moda fino al food delivery, le forme di sfruttamento non rappresentano più eccezioni. “Se pensiamo ai cantieri, ma anche alla filiera della moda, ai laboratori che gravitano attorno a Milano o alla logistica, alle consegne e al delivery, vediamo che lo sfruttamento è diffuso e non risparmia praticamente nessun comparto”, osserva.








