Il sud est asiatico è permeato dagli indirizzi cinesi sulla transizione energetica che Pechino porta verso sistemi energetici più puliti e sostenibili, ma che al contempo sottopone alla propria sfera di influenza. Da qui la consapevolezza che quei Paesi, seppur allettati da possibili nuove opportunità, dovrebbero adottare un approccio maggiormente equilibrato e improntato all’indipendenza. Ma non sempre riescono in questo obiettivo

Energia fa rima con Belt and road Initiative. La Cina e i Paesi Asean siglano accordo un su forniture e integrazione rete elettrica: sosterranno l’attuazione del Piano d’azione per la cooperazione energetica 2026-2030 al fine di creare nuove opportunità di cooperazione nell’ambito della strategia complessiva di sviluppo globale cinese. Di fatto aumentano i carichi di lavoro. L’Ue starà al passo?

Non stupisce l’accelerazione decisa da Pechino, dal momento che mentre i combattimenti si intensificano in Medio Oriente, anche il Sud-est asiatico ha compreso di dipendere fortemente dalle importazioni di petrolio ed è stato gravemente colpito dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Per questa ragione l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (Asean) e la Cina si sono riuniti a Manila per intensificare la cooperazione in materia di sicurezza energetica con sullo sfondo la crisi energetica in corso. I numeri del World economic forum Asia rivelano che il 55% delle importazioni di petrolio greggio del Sud-est asiatico proviene dal Medio Oriente. Facile sommare i fatti e rapportarli alle contingenze nel breve-medio periodo: ecco perché Xi Jinping ha deciso per un’accelerazione.