“Chi commette reati non può essere risarcito. Basta paradossi. Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io?”. No, non si tratta dello sfogo espresso da Mario Roggero, condannato alla pena di 14 anni di reclusione ed al risarcimento dei danni in favore dei familiari dei rapinatori, uccisi mentre fuggivano con il bottino dalla sua gioielleria, bensì del post scritto dal Presidente del Consiglio, che ha così giustificato il proprio assunto: “Chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi familiari”.

Con tali semplici affermazioni, recepite nell’ultimo ddl Sicurezza, senza volerlo Giorgia Meloni in un colpo solo ha riscritto principi consolidati dell’ordinamento giuridico, dando vita a norme costruite intorno ad un singolo caso giudiziario.

La sua è una proposta che, però, appare dettata più dall’esigenza di intercettare il sentimento popolare che da una reale necessità di colmare un vuoto normativo. Il diritto, però, non dovrebbe essere scritto sull’onda dell’emozione, né utilizzato come strumento di comunicazione politica. Quando le leggi nascono per inseguire il caso del momento, il rischio è quello di compromettere la coerenza dell’intero sistema.