Il memorandum firmato da Camera di commercio e Fondazione Compagnia di San Paolo potrebbe rimettere a nuovo il polo fieristico. Ma la strada è ancora in salita. Il punto.

La storia del Salone Internazionale del Libro di Torino è fatta di alti e bassi, con lo spauracchio dello spostamento a Milano più o meno presente. Era successo nel 2017, dopo il fallimento dell’ex Fondazione per il Libro di Torino e la nascita della rassegna Tempo di Libri a Milano, che ebbe due edizioni tutt’altro che memorabili. Nel frattempo, il Salone, con una parte degli editori che spingeva per il trasferimento nel capoluogo lombardo, era stato salvato dai suoi creditori, quei privati che si occupavano degli allestimenti e della parte commerciale. Con l’aiuto delle fondazioni bancarie, hanno acquistato il marchio e hanno creato l’associazione Torino, la città del libro, continuando a organizzare l’evento al Lingotto, sotto la direzione di Nicola Lagioia e poi di Annalena Benini. È stato un successo, che ha scacciato definitivamente l’ipotesi di una “fuga milanese”, fatto non nuovo per le manifestazioni torinesi. Tuttavia, la forte crescita del Salone – 254 mila visitatori all’ultima edizione di maggio – ha posto con sempre più insistenza un altro problema: la sede.