Serve per assicurare trattamenti fondamentali per chi è affetto da tumore. Talvolta anche salvavita. È la radioterapia, quella che da sola oppure affiancata alla chemio si utilizza per uccidere le cellule neoplastiche, e oggi rischia lo stop. A lanciare l’allarme sono i centri accreditati che lavorano per conto della Regione in un settore particolarmente delicato. Il loro numero complessivo non supera la dozzina ma è tale da garantire cure per almeno il 60 per cento dei pazienti, se si tiene presente che il settore pubblico dispone di sette strutture dedicate (Avellino, Benevento, Salerno, Ospedale del Mare, Pascale e i due atenei partenopei). Parla chiaro il documento che martedì prossimo sarà diffuso per illustrare le criticità della disciplina specialistica ritenuta oggi baluardo insostituibile per la cura delle neoplasie.

Vediamo. Dal primo gennaio dell’anno scorso è attivo il cosiddetto nuovo nomenclatore tariffario, quello che stabilisce i rimborsi aggiornati dovuti dall’ente regionale alle strutture che erogano le prestazioni specialistiche in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. Significa che in Campania come in Lombardia o in Veneto il costo di ogni trattamento è lo stesso. Con la differenza che mentre queste ultime regioni hanno registrato una riduzione dei costi, per la nostra il tariffario mai aggiornato (a causa del piano di rientro) è risultato triplicato.