Incidenza e mortalità oncologica nei distretti di Napoli e di altre aree della Campania: la Regione oltre all’aggiornamento, al 2021 con proiezione al 2025, dei dati dei registri tumori per la prima volta inizia a stringere il cerchio attorno ai singoli territori accendendo i riflettori sui distretti delle Asl. Dati preziosi per capire dove si stanno accendendo spie rosse nella popolazione e georeferenziare i luoghi più colpiti. Elementi chiave per pesare le informazioni e allineare i dati epidemiologici con quelli clinici e ambientali. Da alcuni dati emerge che dove ci si controlla di più e gli screening sono più capillari sebbene vengano diagnosti che più neoplasie si guarisce di più e la mortalità cala.
Le aree È quanto accade al Vomero ad esempio per il tumore della prostata. A Napoli i dati sono aggiornati al 2022. Il picco nel quartiere collinare si correla a una bassa mortalità rispetto ad altri quartieri periferici. «Per il tumore della prostata contano molto l’età, la genetica (padri e madri con storie di tumori a prostata e mammella) ma soprattutto i controlli - avverte Paolo Fedelini, chirurgo urologo, fino ad aprile primario al Cardarelli - ed è chiaro che chi si sottopone a screening individua tumori in fase iniziale o forme pretumorali che fanno salite l’incidenza ma calare la mortalità. Un tumore curato e asportato in fase iniziale ha infatti alte percentuali di guarigione. Diverso è il discorso per il tumore del rene - conclude Fedelini - che risponde alla esposizione ai metalli pesanti in particolare cadmio e della vescica che in letteratura è noto essere correlato con la esposizione a solventi chimici come l’anilina e il fumo di sigaretta». Quanto al cancro del polmone, per anni il più incidente nei maschi, ora è ad esempio in calo grazie alle campagna antifumo. Non nelle donne che continuano a risentire dell’uso delle sigarette e anche delle sua alternative. Chiaramente incidono anche l’inquinamento da polveri sottili e le attività industriali di porto e aeroporto. I distretti I distretti che abbiamo preso in considerazione sono per Napoli il 73 (Capri), 25 (Bagnoli Fuorigrotta), 32 (Barra San Giovanni Ponticelli), 28 (Marianella, Piscinola Scampia) e 27 Vomero paragonati al distretto di Campagna nella Asl di Salerno dove la popolazione è tra le più longeve d’Italia. A Napoli città nei maschi l’incidenza totale dei tumori maligni per 100 mila abitanti è 857. Nelle donne siamo a circa 635. Un primo dato è che a Capri si scende rispettivamente a 779 nei maschi e 583 nelle donne. Nella Asl di Salerno 715 e 544. L’incidenza di quello al polmone nel distretto 25 di Bagnoli arriva nei maschi a 120 (54 nelle donne), nel distretto di Barra e Ponticelli sale a 155 (70) mentre i residenti del Vomero di ammalano meno (88 e 60). Anche qui il dato di fondo è l’attenzione alle abitudini di vita e la tendenza a fumare meno che in altre aree più popolari e periferiche al netto degli altri fattori incidenti. Per il mesotelioma, molto legato alla esposizione all’amianto, i dati parlano chiaro: si passa da 0 a Capri a 13 a Bagnoli-Fuorigrotta, 11 a Barra e Scampia mentre anche in questo caso il Vomero si tiene basso a quota 3. Nel distretto del salernitano che abbiamo preso a termine di paragone il tumore al polmone è nei maschi a quota 91 (più o meno quanto al Vomero), 17 nelle donne. Il mesotelioma è a 2,53 nei maschi a zero nelle donne. Mediamente resta alta l’incidenza dei tumori sottoposti a screening (mammella, colon e collo dell’utero): evidentemente i livelli dei controlli pur essendo migliorati vanno assolutamente potenziati. «Disporre di dati aggiornati e certificati - dichiara il presidente della Regione Campania Roberto Fico - è essenziale per costruire politiche sanitarie efficaci e garantire ai cittadini il diritto alla prevenzione e alla cura. Il Registro Tumori rappresenta uno strumento strategico di conoscenza e trasparenza che consente di programmare interventi mirati, rafforzare gli screening oncologici e migliorare la presa in carico dei pazienti. Continueremo a investire nel potenziamento della rete sanitaria regionale e nella qualità dei sistemi di monitoraggio epidemiologico».








