Tartassate e prive di controllo, le Pmi italiane non hanno spesso i ‘numeri’ per crescere. Tale è l’attenzione rivolta mediamente dagli imprenditori a tasse e balzelli da far passare in secondo piano l'analisi del valore realmente generato dall'impresa, delle attività più redditizie e di quelle che, invece, drenano risorse. A rivelarlo un’indagine realizzata da Partner d’Impresa, network multidisciplinare che raggruppa più di 200 professionisti distribuiti sull’intero territorio nazionale, che ha coinvolto un campione di oltre 3mila aziende clienti.

In particolare, in assenza di budget, controllo di gestione, analisi della marginalità e, soprattutto, pianificazione finanziaria e fiscale, il rischio è confondere il fatturato con la disponibilità economica effettiva. Per non parlare della gestione patrimoniale che, sempre secondo l'indagine, risulta essere l’ambito in assoluto più sottovalutato da parte degli imprenditori, i quali finiscono frequentemente per produrre fatturato e utili per anni senza riuscire a trasformare i risultati ottenuti in un patrimonio stabile. Scarsa anche la capacità delle Pmi di gestire le risorse umane in chiave strategica. L'assenza di una chiara definizione di ruoli, responsabilità, obiettivi e sistemi premianti va ben oltre il mero adempimento formale dei contratti di lavoro e può ridurre la produttività aziendale tout court. Fondamentale, in tal senso, che ogni collaboratore sappia quali risultati debba conseguire, con quali responsabilità oltre che gli indicatori che verranno impiegati per la sua valutazione.