Il voto, anche questa volta, non è vincolante. Ma vale come schiaffo politico al presidente, che sprofonda ancora di più nei sondaggi a meno di cinque mesi dalle elezioni di midterm. La Camera, con 214 voti a favore e 208 contrari, ha approvato la risoluzione sui poteri di guerra, con quattro repubblicani che hanno votato insieme ai democratici. Al contrario, il Senato, a poche ore di distanza, ha bocciato il testo con 47 voti favorevoli e 49 contrari, diversamente da quanto aveva fatto un mese fa. A fine giugno, infatti, entrambi i rami del Congresso si erano schierati a favore della fine del conflitto, ma anche in questo caso si trattava di un voto dal significato squisitamente simbolico, senza alcun potere effettivo per determinare la fine del conflitto.
Intanto Trump sprofonda ulteriormente nei sondaggi: secondo l’American Research Group si assesta su un tasso di approvazione al 30% e con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, è consapevole che il tempo a sua disposizione sta stringendo. E che lo scetticismo di fronte a un conflitto che appare senza fine sta dilagando anche fra i repubblicani, come dimostrano i quattro deputati del Gop che si sono uniti alla voto dem alla Camera. Il provvedimento è solo uno dei vari bollinati dal Congresso ma senza alcun risultato. Ma la ripresa dei combattimenti e il fallimento di fatto del memorandum of understanding stanno innervosendo senatori e deputati, preoccupati dalla possibilità che Trump lanci l’affondo finale proprio durante la pausa estiva, procedendo ancora una volta senza autorizzazione e ignorando il Congresso.










