UDINE - Oltre 480 campioni analizzati, provenienti da otto regioni italiane per uno studio sull'Hantavirus, finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), incardinato nel ministero della Salute, per lo sviluppo di un sistema di sorveglianza integrata dell'infezione in Italia. Il "virus dei topi", come volgarmente viene chiamato, balzato nelle cronache mondiali per la sua variante Andes (che si trasmette da uomo a uomo) è finito anche al microscopio dei ricercatori del Friuli Venezia Giulia, che, però, hanno analizzato i ceppi "del vecchio mondo" Puumala e Dobrava (con contagio da animale a uomo), con esiti decisamente meno infausti.

L'indagine I ricercatori non sono partiti dalla malattia, ma da un eventuale pregresso contatto con questo virus, che, nel caso dei ceppi europei, potrebbe portare, in soggetti più vulnerabili, anche a febbre emorragica con sindrome renale, un'infezione acuta. I medici di AsuFc (grazie a un finanziamento di 82.500 euro), nel 2025 hanno messo sotto la lente i campioni di 136 persone, fra agenti e operai del Corpo forestale Fvg, che, lavorando nei boschi, sono stati ritenuti più potenzialmente esposti a un possibile contatto con il virus. Risultato? Il 10% dei campioni, in Fvg, è risultato positivo, come spiega l'ex responsabile del laboratorio di Sanità pubblica di AsuFc, oggi in quiescenza, Corrado Pipan, che ha lavorato allo studio assieme a Riccardo Lucis; 14 persone, infatti, «tutte asintomatiche, sono venute a contatto in modo assolutamente inconsapevole con questo virus», pur senza averne conseguenze. Un dato che rappresenta più della metà rispetto al quadro italiano evidenziato dalla ricerca, visto che in totale «i positivi sono stati 25». A conclusione del progetto, ora sarà pubblicato un articolo scientifico, a beneficio anche dei medici che, in un futuro, dovessero imbattersi negli effetti sull'uomo dei ceppi "europei".La pubblicazione Come spiega Pipan, «è in corso di stesura la pubblicazione scientifica. Il progetto multicentrico ha riguardato otto regioni. Sono stati valutati in totale 486 campioni. Il punto di partenza era un vuoto sulla sieroprevalenza, ossia sulla diffusione dell'infezione dai due ceppi dell'Hantavirus più comuni del Vecchio mondo, Puumala e Dobrava. Queste due varianti fanno parte della stessa famiglia degli Hantavirus, ma non c'entrano con la variante Andes con trasmissione interumana. Nel caso dei ceppi europei del virus, questo viene trasmesso esclusivamente dall'Arvicola rossastra, un topolino dei boschi molto presente nelle zone forestali. Ciclicamente questi roditori migrano dalla Slovenia, circa ogni due o tre anni, e vengono in Fvg. C'è stata una migrazione, per esempio, nel 2021. La trasmissione avviene dalle urine o dalle feci di topo all'uomo, per via respiratoria». Nonostante in passato si sia registrato qualche caso più serio, «di fatto è un'infezione che decorre in modo asintomatico», assicura Pipan. «Noi abbiamo scelto di selezionare una popolazione che poteva essere più esposta e abbiamo pensato agli agenti del Corpo forestale regionale. Siamo fra quelli che hanno contribuito con il massimo numero di campioni allo studio, analizzando 136 soggetti fra agenti e operai del Corpo forestale Fvg». I campioni sono stati prelevati nel primo semestre 2025. «Abbiamo avuto un 10% di positivi, ovvero persone che, lavorando nei boschi, erano entrate in contatto con i ceppi europei del virus, senza aver manifestato nessun tipo di sintomo. I ceppi Puumala e Dobrava sono i più diffusi nell'Europa centrale. Di solito non provocano sintomi. Molto raramente possono dare una febbre emorragica con coinvolgimento renale. Ma non è certo il caso delle persone che abbiamo analizzato: tutti lavoratori delle foreste in buona salute». Il fatto che in Fvg ci siano stati più della metà dei casi positivi su tutti quelli riscontrati fra i campioni analizzati per lo studio italiano, per Pipan si può spiegare sia con la consistenza numerica del campione sia con la localizzazione di confine. «Più probabilmente potrebbe dipendere dalla migrazione delle arvicole. I topi e i virus non conoscono confini». Pipan ne approfitta per ringraziare della collaborazione «gli agenti e gli operai del Corpo forestale regionale, Pierangelo Candido, tecnico della prevenzione del Corpo, il comandante, il direttore centrale delle Risorse agroalimentari e ittiche» e per il supporto gli assessori regionali Riccardi e Zannier.