Questa è una storia del cappero, una di quelle che piacciono ai Green Heroes. Stiamo parlando del vegetale che corre lungo le pareti rocciose e i muri antichi, quello che Alessandro Rosati chiama la pepita verde. Il cappero, insomma. Tutto nasce nel 2006 sull’isola di Salina, nelle Eolie. Un gabbiano lo guida fino a una pianta antica, aggrappata a una falesia sul mare. Da quel momento Rosati, che nasce a Parma, diventa ambasciatore dei capperi. Quella coltivazione è già presente nelle mappe catastali di fine ‘800. Il cappero è una specie che vive fino a 60-80 anni. Cresce selvatica ovunque, non si semina, si moltiplica per talea, ogni fase richiede mani pazienti e non macchine. Non a caso il cappero è presidio Slow Food a Salina, isola pilota italiana scelta dall’Unione Europea per la transizione verso l’autosufficienza energetica entro il 2030. Rosati non butta via nulla: trasforma corteccia, foglie e frutti in prodotti. Persino il cappero candito fa. Organizza serate con biologi e nutrizionisti, scrive favole per bambini, indossa una maschera siciliana accanto ad Arlecchino e Pulcinella. Un vegetale considerato povero per secoli, che oggi si arrampica nei menù dei ristoranti stellati: un tesoro che potrebbe diventare oro per il futuro.