«Quando abbiamo cominciato il lavoro, stavamo costruendo qualcosa che mio padre Raghu Rai chiamava spesso past forward, passato-futuro. Il passato era il corpus di lavori inediti che aveva realizzato negli ultimi 60 anni. Il futuro, invece, era il presente: un cast trovato per strada, gente reale che incontrava camminando per il Paese. Inizialmente lo facevamo in studio perché a causa della malattia lui non riusciva a muoversi molto. Poi le cose sono cambiate, e sento che è stata una specie di intervento divino. Come se papà mi avesse detto: “Tieni, ora fallo tu, e fallo bene”».
L’edizione 2027 del Calendario Pirelli verrà ricordata come quella dei debutti. La prima volta con protagonista l’India, una nazione-mondo tanto vasta, diversa e stratificata, praticamente impossibile da raccontare in pochi scatti. La prima in cui la produzione ha scelto di intrecciare due sguardi diversi per provenienza e cultura fotografica: quello per molti versi alieno di Sølve Sundsbø, norvegese specializzato in immagini di moda, già autore dell’edizione 2026; quello più intimamente indiano di Raghu Rai, storico fotoreporter dell’agenzia Magnum improvvisamente scomparso ad aprile, dopo pochi giorni di lavorazione. La prima, infine, in cui nel più storico e sofisticato prodotto di marketing di Pirelli affiora, seppur in filigrana, il personale passaggio di testimone artistico tra un padre e una figlia, Avani Rai.











