L’oro è tornato sopra il livello simbolico dei 4mila dollari. Il rialzo è arrivato dopo una fase di correzione dai massimi raggiunti nei mesi precedenti. Il movimento viene interpretato dagli analisti come un possibile segnale di ripresa, sostenuto da fattori strutturali che continuano a caratterizzare il mercato. I massimi raggiunti in area 5.400 dollari a inizio marzo sono lontani però. In una fase caratterizzata da elevata incertezza economica, tensioni geopolitiche e cambiamenti nelle politiche monetarie, il metallo prezioso viene sempre più considerato un asset strategico per la protezione del patrimonio. Gli analisti guardano al futuro. «A mio avviso, le prospettive dell’oro restano sostenute da una combinazione di fattori strutturali, a partire dalla domanda delle banche centrali, che continuano a rafforzare le proprie riserve auree, alimentando una domanda importante anche in una fase di quotazioni elevate – dice Simone Manenti, Amministratore Delegato di Confinvest Oro -. A questo si aggiungono la volontà di diversificazione dal dollaro, il persistere delle tensioni geopolitiche e gli elevati livelli di debito pubblico che contribuiscono a creare un contesto che, nel medio periodo, continua a favorire la domanda di oro e a sostenerne le quotazioni». Le previsioni Secondo il World Gold Council, la domanda istituzionale rimane uno dei principali pilastri del mercato. La rilevazione annuale sulle riserve auree mostra che l’89% dei gestori delle riserve delle banche centrali prevede un aumento delle disponibilità globali di oro nei prossimi dodici mesi, mentre una quota crescente degli istituti considera il metallo prezioso destinato ad avere un peso maggiore nelle riserve future. Anche le prospettive elaborate dagli analisti del World Gold Council indicano che la domanda potrebbe rimanere sostenuta grazie alla combinazione di acquisti delle banche centrali, flussi verso gli Etf sull’oro e interesse degli investitori alla ricerca di protezione in uno scenario geopolitico complesso. Un altro elemento osservato dagli esperti riguarda la politica monetaria americana. «Un ulteriore impulso potrebbe arrivare da un eventuale allentamento della politica monetaria e da un indebolimento del dollaro, condizioni che tendono a rendere l’oro più interessante, ma è ragionevole attendersi un percorso non lineare, caratterizzato da nuove fasi di volatilità e prese di profitto - dice l’esperto -. L’oro nelle crisi ha protetto il potere d’acquisto e ha spesso sovraperformato le borse, il suo ruolo storico è quello di diversificatore di lungo periodo, non di assicurazione istantanea». La domanda Anche alcune grandi case di investimento mantengono una visione positiva sul metallo prezioso. Gli analisti di Ubs hanno indicato prospettive favorevoli nel medio periodo, collegandole alla domanda degli investitori, al ruolo dell’oro come diversificatore e alle aspettative sulle future decisioni delle banche centrali. Secondo altri osservatori di mercato, la combinazione tra acquisti istituzionali, tensioni geopolitiche persistenti e possibile riduzione dei rendimenti obbligazionari potrebbe continuare a sostenere l’interesse verso l’oro. Per gli investitori, quindi, l’oro potrebbe rappresentare un’opportunità soprattutto all’interno di una strategia diversificata. Il suo ruolo non è quello di sostituire altri strumenti finanziari, ma di offrire una componente di equilibrio in una fase in cui molte asset class tradizionali sono esposte a rischi crescenti. Non mancano però i rischi di volatilità. Il ritorno dell’oro sopra livelli simbolici conferma come il metallo prezioso continui a essere considerato un punto di riferimento nei momenti di trasformazione economica. In un contesto caratterizzato da debito elevato, incertezza geopolitica e cambiamenti nelle politiche monetarie, la domanda di oro potrebbe continuare a rappresentare uno dei principali fattori di sostegno per il mercato nei prossimi mesi.