PAVIA “El Chapo italiano”, il “boss della cocaina”, “’O Re del narcotraffico”. Per alcuni era semplicemente “l’Elite”, «perché puntavo sempre al top, in tutto». Una vita di eccessi, a respirare il crimine tra le luci del mondo dello spettacolo e della moda. Gennaro Bonifacio, detto Rino, ha 58 anni, vive a Siziano, in libertà vigilata, e ha trascorso in cella quasi metà della sua vita. Venticinque anni di carcere duro tra San Vittore, Opera, Piacenza, Pavia, Mantova e Voghera, per essere stato a capo di associazioni finalizzate al narcotraffico internazionale. Nato a Gragnano, in provincia di Napoli, e cresciuto a Rozzano, è stato il primo a importare l’ecstasy in Italia, alla fine degli anni ’80, quando ancora non era illegale. La sua vita è diventata un libro, “Mallabellavita”. Perché torna a raccontare la sua storia? «Perché oggi sono un’altra persona. Esausto sotto il profilo fisico e psicologico, provato da un passato che pesa. Ma soprattutto perché voglio lanciare un messaggio ai giovani: non fatevi ispirare da modelli sbagliati. Il crimine non è una fiction. Oggi molti ragazzi crescono circondati da serie televisive, musica e contenuti social che spesso trasformano la criminalità in qualcosa di affascinante. Io quella realtà l’ho vissuta: dietro quei falsi miti ci sono soltanto dolore, solitudine, la distruzione della propria vita e di quella delle persone che ci vogliono bene». È davvero pentito? «Ho fatto quello ho fatto. Non voglio cercare giustificazioni o compassione, né fare la morale, ma chi ha conosciuto le conseguenze delle proprie scelte ha il dovere di raccontare la verità». Tre arresti, tre processi, parecchi anni di carcere. Quando iniziano i guai con la giustizia? «Il primo reato, nel 1986, l’ho commesso quando ero a militare: ho fatto due mesi a Peschiera Borromeo per avere preso a botte uno». Poi sono arrivate le indagini sul narcotraffico. «Quando venni arrestato la prima volta, nel 1991, ero accusato di traffico di ecstasy. Fui il primo a portarla in Italia. Me la fecero conoscere come la pastiglia della felicità. Pensavo fosse una sostanza come le altre». Da quel momento, come in un piano inclinato, comincia la vera discesa. «Un pentito fece il mio nome, uno che frequentava la banda di Maniero. Ho fatto i miei primi cinque anni in carcere».
«Mi chiamavano “El Chapo” ma il crimine non è una fiction»
Rino Bonifacio, l’ex boss del narcotraffico, ha trascorso in carcere quasi 25 anni «Ai giovani dico: scegliete modelli positivi»









