“Gaza è nostra”, era scritto sui cartelli esibiti da folle di persone che domenica hanno camminato verso il confine con il territorio devastato da due anni e mezzo di guerra. Avevano risposto alla chiamata per partecipare alla cosiddetta Thousands’ march (marcia delle migliaia), anche se alla fine erano qualche centinaio. Tra loro c’erano molti coloni provenienti dagli insediamenti della Cisgiordania occupata, tra cui intere famiglie trasportate con gli autobus, e attivisti dei partiti di estrema destra che fanno parte della coalizione di governo, compresi il ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir e quello delle finanze Bezalel Smotrich.
La marcia è stata organizzata da Nachala, un movimento ultranazionalista israeliano che vuole il ritorno delle colonie a Gaza ed è guidato da Daniella Weiss, nota figura di spicco dei coloni e della destra radicale. Lo slogan era “Tornare a casa dopo 21 anni”, in riferimento al ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza avvenuto nel 2005 con lo smantellamento di 21 insediamenti e il trasferimento di migliaia di coloni.
Per molti di loro quell’evento è rimasto una ferita aperta e il ritorno nel territorio è diventato un sogno e un obiettivo politico. Dopo il 7 ottobre 2023 la possibilità di riportare le colonie a Gaza è sembrata sempre più a portata di mano. Agli occhi dei coloni la devastazione dei bombardamenti israeliani apriva la strada a “un periodo di miracoli”, nelle parole di Orit Strook, ministra delle missioni nazionali, e offriva l’occasione di correggere “un’ingiustizia storica”.











