MESTRE - Forse qualcuno doveva controllare. «L’Ufficio scolastico doveva vigilare sulle deroghe e toglierle prima di arrivare a questa situazione» ripetono, ormai da mesi ma evidentemente inascoltato, molti insegnanti della Giulio Cesare e della Cesare Battisti. Il riferimento è a quella circolare ministeriale del 2010 che stabiliva il 30% come tetto massimo degli alunni con cittadinanza non italiana presenti in ciascuna classe, senza contare il protocollo siglato a Venezia nel 2018 per le aree con maggior presenza di cittadini di origine migratoria, sottoscritto da Regione Veneto, l’Ufficio scolastico regionale, Prefettura e Comune di Venezia al fine di «promuovere l’accoglienza e l’integrazione attraverso un giusto equilibrio nelle iscrizioni delle prime classi», alzando la soglia di presenze straniere in deroga al 40%, redistribuendo gli alunni ed evitando le classi composte solo da studenti di origini straniere.
Protocolli nel cassetto
In realtà, a quanto pare, circolari e protocolli dedicati a garantire la “multiculturalità” nella composizione delle classi sono rimasti nel cassetto. Ciò che di fatto viene realmente vagliato dall’Ufficio scolastico è l’aspetto numerico delle iscrizioni, classi e relative assegnazioni degli insegnanti alle scuole. «Poi, al massimo, si lima sui nuovi arrivi o in base agli alunni con certificazione...» spiegano dall’Ufficio regionale. E così si è arrivati al capovolgimento delle buone intenzioni, con le classi monoculturali esplose all’Istituto comprensivo Giulio Cesare, sia alle elementari che alle medie (le scuole dell’infanzia non sono citate nelle indicazioni ministeriali). Marco Bussetti, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per il Veneto, mette subito in chiaro che non intende entrare in una polemica che ha forte implicazioni anche politiche: «Lo scorso anno scolastico ho visitato personalmente la scuola di via Cappuccina, ed ho trovato un bel clima - afferma il direttore Bussetti -. Sulle strumentalizzazioni di tipo politico non ho intenzione di esprimermi, perché il mio compito è quello di garantire il servizio scolastico, mettendo a disposizione insegnanti, ausiliari e personale tecnico ed amministrativo per le scuole di tutta la regione. Anche quando dirigevo le scuole a Milano nel 2015 mi sono trovato di fronte a situazioni simili, ma la presenza di alunni di diversi Paesi deve essere vista come un’opportunità e una ricchezza».







