MESTRE - Fermi tutti, perché i veri numeri sono ancora più “pesanti”. Il rapporto tra alunni italiani e quelli con “background migratorio” iscritti al primo anno della scuola dell’Infanzia dell’Istituto comprensivo “Caio Giulio Cesare”, a quello della primaria e della prima media, pende ancora di più a favore dei secondi rispetto a quanto emerso negli ultimi giorni. E, in merito alla lettera diffusa ieri dall’Istituto di via Cappuccina in difesa della multiculturalità che sarebbe stata sostenuta “dalla reale maggioranza dei docenti” (come riportato nel testo partito dalla presidenza della scuola), è scattata la sollevazione degli insegnanti che non l’avrebbero mai vista né condivisa.

Italiani spariti Ricapitoliamo allora i numeri della Giulio Cesare. Nella scuola dell’infanzia gli iscritti reali non sono solo i 102 di cui si è finora parlato (con appena due bimbi italiani), ma ben 250, suddivisi nei due plessi di via Cappuccina (sei sezioni) e di via Kolbe (quattro sezioni). La particolarità è che, nei tabulati esposti, i cognomi italiani che figurano sono tre (concentrati nella 1.B della sede della Battisti), pari quindi a qualcosa come l’1,2% del totale. E veniamo allora alla primaria, dove non serve nemmeno fare calcoli perché, nelle sole tre sezioni che saranno attivate da settembre alla “Battisti” (che, tra l’altro, non raggiungono insieme nemmeno i 60 alunni) gli italiani saranno completamente spariti e, con loro, anche quasi tutti i cognomi riconducibili ad altri Paesi che non siano il Bangladesh o giù di lì. Tranne un paio di eccezioni nella sezione B, le altre due classi delle nuove prime elementari saranno pressoché monoculturali, in un quartiere dove, di certo, ci sono sempre meno famiglie giovani italiani ma di sicuro ci sono quelle originarie dell’Est o cinesi che, a questo punto, devono aver optato per altre scuole. Confermati, infine, i numeri delle medie: sei sezioni dalla A alla F delle future prime, in classi composte tra i 16 e i 22 alunni, con dieci alunni italiani presenti solo nelle prime due sezioni, altri venti alunni con cittadinanza italia (come è stato precisato ieri dalla dirigenza della scuola) ed una classe interamente composta da ragazzini di origine bengalese. Documento contestato «Quel documento? Mai visto. Non è stato discusso in Collegio docenti né è stato presentato a nessuno di noi. Lo abbiamo letto sul Gazzettino, ma nessuno lo ha mai condiviso prima con il corpo insegnanti. Sono tutte affermazioni che arrivano dalla dirigenza dell’istituto». È stata una mattinata di telefonate incrociate tra i docenti della Giulio Cesare per capire da dove fosse partita la lettera pubblicata ieri, inviata dalla referente della scuola media con l’avallo della preside uscente Michela Manente. «Si parla di difesa della “multiculturalità” come risorsa, e su questo non ci piove, ma la realtà è che nelle classi si è passati ad una monocultura che è quella bengalese» sostengono numerosi insegnanti che, però, preferiscono non esporsi direttamente per evitare quel clima di “caccia alle streghe” che già nello scorso anno scolastico è costato caro a chi si era esposto dopo il caso del “corso di bengalese” che la preside Manente voleva attivare nella scuola. «La nostra è una scuola che già dalla metà degli anni ‘80 era un riferimento per l’integrazione l’accoglienza, quindi ben prima che arrivasse l’attuale dirigente - aggiunge una docente -. Abbiamo avuto prima alunni romeni, albanesi, poi di altri Paesi dell’Est e cinesi...». Ma adesso è arrivata l’ondata dal Bangladesh. «Il problema è che non c’è più diversità - prosegue l’insegnante -. Siamo in un contesto monoetnico a prevalenza linguistica bengalese, una comunità che resta avulsa culturalmente e per stili di vita dalla nostra e da quella di altri Paesi. Se parliamo delle scuole medie, in prima questi alunni restano spesso al livello A1 o A2, e dovrebbero ripetere l'anno. Linguisticamente fanno una grandissima fatica... Arrivano dalle elementare che non sanno leggere e comprendere un testo scritto, con l’aggiunta che molte famiglie, per le ragazze, preferiscono che “non imparino”, per continuare a riproporre i loro stili di vita». E le iscrizioni degli italiani e degli alunni di altri Paesi sono crollate. «Come scuola media ci siamo ritrovati con 10 italiani iscritti rispetto ai 30-40 del passato - concludono alla Giulio Cesare -, anche per colpa di un “Open day” organizzato male. Gli altri sono fuggiti quasi tutti, sono rimasti i bengalesi».