In Italia, oltre il cinquanta per cento delle famiglie convive con almeno un animale domestico e si stima la presenza di più di 65 milioni di animali da compagnia sul territorio. Sul piano economico, l’ecosistema dei prodotti e servizi destinati agli animali domestici genera oltre 5,3 miliardi di euro di fatturato annuo, di cui circa 4,2 miliardi nella sola alimentazione (Circana 2026). Questi numeri, che verranno approfonditi successivamente nei vari capitoli di questo volume, non raccontano solo una dinamica di consumo in espansione, ma l’emergere di un ambito che interseca in modo strutturale scelte di spesa, organizzazione della vita quotidiana e pratiche di cura.
[…] Chi opera nella pet economy, infatti, non vende semplicemente prodotti o servizi. Si muove in un territorio in cui il consumo è intrecciato con la cura, l’affettività, la responsabilità verso un altro essere vivente. Questo rende il settore un osservatorio privilegiato per capire come si progettano esperienze di valore quando il cliente non coincide con il beneficiario finale (cliente ≠ utilizzatore), quando le decisioni di acquisto non sono puramente razionali e quando l’offerta deve trovare posto nella vita quotidiana delle persone senza stravolgerla. In questo senso, la pet economy non è solo un mercato: è un contesto in cui si sperimentano – spesso in anticipo rispetto ad altri ambiti – nuove forme di relazione tra imprese, utenti e bisogni.






