<p>Quotarsi a Piazza Affari può essere visto anche così: un'opportunità per migliorare l'organizzazione aziendale, mettersi in mostra e attrarre altri investitori per finanziare una nuova fase di sviluppo. È un po' quello che ha fatto Braga Moro, società milanese che si occupa di sistemi di alimentazione di apparati industriali, telecomunicazioni e infrastrutture di information technology, approdata sull'Egm il 31 luglio 2025 e dall'altroieri delistata in seguito al lancio di un'opa da parte di Power Conversion Holding, il veicolo creato da ClubInv, piattaforma di permanent capital che ha aggregato alcuni grandi imprenditori del settore industriale.</p><p>In fase di ipo la società aveva raccolto 2,2 milioni di euro tramite aumento di capitale, a cui si erano aggiunti 1,8 milioni dalla conversione di un prestito obbligazionario.
Per l'opa sono stati messi sul piatto 7,12 milioni.
Resta nell'azionariato con il 12% anche l'attuale management, guidato del ceo Andrea Passanisi (con l'8%) e dal direttore generale Marco Bariletti (2%), a garanzia del percorso di crescita disegnato e supportato dai ricavi del primo semestre: oltre 8 milioni (in crescita rispetto all'anno precedente) e un ebitda margin del 20%.</p><p>Ma a saltare agli occhi nei conti della società è il backlog di circa 8 milioni. «Le aziende che crescono tanto, come Braga Moro, hanno bisogno di uno sprint diverso, di capitali diversi e di flessibilità diverse.






