<p>In questi giorni il dibattito economico è tornato a concentrarsi su una questione decisiva per il futuro del Paese: gli stipendi italiani continuano a crescere meno di quelli degli altri principali Paesi europei. È un ritardo che pesa sul potere d'acquisto delle famiglie, sui consumi, sulla fiducia e, in definitiva, sulla crescita dell'economia.</p><p>In questo scenario esiste però un settore che, negli ultimi anni, ha registrato risultati eccezionali.

Le banche italiane hanno chiuso bilanci record, rafforzato il patrimonio, distribuito dividendi senza precedenti e realizzato utili che fino a pochi anni fa sembravano impensabili.</p><p>Di fronte a questi risultati la domanda è semplice, ma profondamente politica: quanta parte della ricchezza prodotta deve tornare alle lavoratrici e ai lavoratori che hanno contribuito a crearla?</p><p>Il rinnovo dei contratti nazionali di Abi e Federcasse non può che partire da questo principio.</p><p>Non si tratta soltanto di una rivendicazione sindacale.

Si tratta di una scelta di politica economica e sociale che riguarda il futuro del Paese.

Se cresce la ricchezza prodotta dalle imprese, deve crescere anche quella di chi ogni giorno rende possibili quei risultati. È una questione di equilibrio, di giustizia e di credibilità del sistema economico.</p><p>Le lavoratrici e i lavoratori bancari hanno affrontato anni di trasformazioni profonde.