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«Oggi non possiamo dire di aver vinto. Chi perde un figlio di sedici anni, ucciso senza una ragione, non vince mai. Possiamo però dire che oggi è stata scritta una pagina di giustizia». Comincia così il messaggio diffuso da Antonio e Marisa Di Dio, genitori del giovane Giuseppe Di Dio, all'indomani della sentenza che conclude uno dei capitoli più dolorosi della vicenda giudiziaria legata alla morte del loro figlio.

Nel lungo intervento, la famiglia sottolinea come nessuna decisione giudiziaria potrà mai colmare il vuoto lasciato dalla scomparsa del ragazzo. «Nessuno ci restituirà Giuseppe. Nessuna sentenza potrà riportare a casa il sorriso di un ragazzo straordinario, i suoi sogni, la sua voce, il futuro che gli è stato strappato. Questa è una ferita destinata a non rimarginarsi mai».«Lo Stato ha fatto il proprio dovere»

I genitori ricordano anche i momenti di maggiore apprensione vissuti durante il procedimento, segnati dal timore che l'inquadramento giuridico dei fatti potesse mutare e incidere sull'esito del processo.

«È vero, c'è stato un momento in cui abbiamo avuto paura. Paura che la morte di nostro figlio potesse essere ridimensionata, che il suo nome potesse finire schiacciato sotto il peso di interpretazioni giuridiche che faticavamo a comprendere. L'ipotesi di una derubricazione dei reati contestati e la possibilità che i benefici previsti dal rito alternativo potessero incidere in maniera così significativa sul processo sono state, per noi, una seconda ferita».Da qui il passaggio che racchiude il significato attribuito alla sentenza: «Oggi possiamo dire che lo Stato ha fatto il proprio dovere». Una decisione che, spiegano, «non sana la ferita, non riempie un vuoto incolmabile, ma restituisce dignità alla verità», ricordando che «chi sceglie la violenza deve assumersene fino in fondo le conseguenze». «È questo che abbiamo sempre chiesto. Non vendetta, ma giustizia».Il ringraziamento a legali, associazioni, stampa e politica