Svolta nell'inchiesta sulla morte di Leonardo Calcina, il quindicenne di Senigallia (Ancona) che nell'ottobre 2024 si tolse la vita in un casolare di campagna, a pochi chilometri da casa, dopo settimane di presunte vessazioni subite a scuola. Quattro giovani, compagni di scuola della vittima all'istituto d'istruzione superiore Alfredo Panzini, sono stati iscritti nel registro degli indagati. Le ipotesi di reato contestate sono atti persecutori e istigazione al suicidio. Si tratta di un atto dovuto, che consente lo svolgimento di ulteriori accertamenti. L'avvocata dei genitori del 15enne, Pia Perricci, riferisce che sono nati tra il 2007 e il 2008 e che uno di loro aveva già a suo carico diversi procedimenti disciplinari per episodi di nonnismo all'interno del mondo scolastico. La decisione arriva dopo mesi di pressioni della famiglia della vittima, che si era opposta alla richiesta di archiviazione avanzata in una prima fase delle indagini. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale per i minorenni delle Marche aveva quindi disposto ulteriori accertamenti tecnici. Quelli già svolti sul cellulare del quindicenne hanno permesso di recuperare diversi messaggi, indirizzati soprattutto agli amici più stretti, in cui il ragazzo avrebbe raccontato un profondo stato di malessere nelle giornate precedenti alla tragedia. Restano invece da verificare eventuali tracce di messaggi e chat nei telefoni cellulari dei giovani coinvolti, per cui è stato disposto il sequestro. Passaggio che la famiglia chiedeva da due anni e ritenuto decisivo per poter dare corpo all'ipotesi di istigazione al suicidio. Non solo. Dal presidente del tribunale per i minorenni di Ancona sarebbe stato inoltre indicato al pubblico ministero titolare del fascicolo di verificare anche l'eventuale sussistenza del dolo da parte dei giovani coinvolti. I genitori di Leonardo, Francesco Calcina e Viktoryia Ramanenka, si dicono "affranti" e, attraverso la legale, hanno ribadito di non cercare "condanne per rivalsa o vendetta", ma solo la verità che inseguono "da due anni". Questa nuova fase del procedimento infonde maggiore fiducia, spiega Perricci, in una "giustizia che finora si è rivelata lenta e frammentaria". La famiglia ha inoltre rinnovato l'appello a chi ha visto o saputo qualcosa: "Il silenzio protegge solo i dubbi. Ogni testimonianza può contribuire ad accertare i fatti e a evitare che tragedie come questa si ripetano".