Google prova a raffreddare una delle paure più diffuse sull’intelligenza artificiale: la sostituzione di massa dei lavoratori. Nel report Atlas v1.0, pubblicato il 23 luglio 2026, il gruppo spiega che l’uso attuale dell’AI nei luoghi di lavoro è soprattutto di supporto, non di piena automazione. La ricerca si basa su circa 15 milioni di interazioni anonimizzate raccolte in due settimane di aprile attraverso la app Gemini, Google AI Mode e Gemini API.Il quadro che emerge è netto: le persone usano l’AI per ricercare, scrivere, correggere, fare troubleshooting e risolvere problemi, ma solo su una parte limitata delle attività che compongono il loro lavoro. Il messaggio arriva in un momento delicato per Alphabet, la holding che controlla Google. La diffusione dell’AI ha alimentato timori su licenziamenti, compressione dei salari e aumento dei consumi energetici legati ai data center. Diverse aziende tecnologiche hanno collegato ristrutturazioni e tagli all’adozione dell’intelligenza artificiale, mentre il dibattito pubblico si è spostato dal fascino della tecnologia alla sua ricaduta sociale. Google, che con Gemini è uno dei grandi attori globali del settore, ha quindi un interesse diretto a sostenere una narrativa meno conflittuale: non l’AI che cancella posti, ma l’AI che aumenta la produttività di chi lavora.Indice degli argomenti: