Cosa hanno in comune una manifattura di cioccolato gestita da ragazzi con autismo e sindrome di Down, una sartoria sociale affidata a donne immigrate, una Comunità energetica rinnovabile che trasformerà i residenti in produttori di elettricità, uno spazio museale immersivo portato avanti da un gruppo di giovani? Sono tutti progetti che, nel prossimo triennio, faranno parte del Distretto dell’innovazione sociale del Mediterraneo, il primo in Italia ispirato al modello del social business creato dall’economista bangladese Muhammad Yunus, noto come “il banchiere dei poveri”, fondatore della Grameen Bank e Premio Nobel per la Pace nel 2006. Incubatore di questa piccola grande rivoluzione del Terzo Settore sarà Foqus – Fondazione Quartieri Spagnoli di Napoli, saldamente arroccata sul Montecalvario narrato da Raffaele La Capria e Domenico Rea: un ecosistema di scuole, servizi sanitari, welfare, cultura e formazione che attualmente impiega 660 persone. Quattordici le nuove imprese sociali dislocate fra Napoli, Palermo e Potenza che condivideranno metodi, competenze, strumenti e conoscenze apprese nei loro territori, facendo leva sulla capacità delle persone di generare business, occupazione, socialità. «Gli esseri umani sono per natura egoisti e il profitto è diventato il principio base del fare impresa. Come contraltare c’è l’altruismo. Un’impresa altruista si chiede: “Quanti problemi delle altre persone posso risolvere”?», afferma convinto Yunus forte di cinquant’anni di esperienza nel microcredito. «In Bangladesh siamo partiti da basi diverse, da problemi enormi, iniziando con prestiti di un dollaro. Oggi Grameen Bank è presente fra l’altro in trentacinque città degli Stati Uniti dove nel 2025 abbiamo erogato due miliardi di dollari senza garanzie. Le maggiori richieste arrivano dalle donne e sono moltissime quelle che hanno restituito i soldi avuti in prestito».«Testardamente ostinato» è il mantra che questo signore dal sorriso contagioso, classe 1940, figlio di un gioielliere, famiglia numerosa, ex docente di economia e mille onorificenze ricevute ai quattro angoli del mondo, ripete illustrando il modello di impresa sociale: autosostenibile, capace di stare sul mercato, di generare ricavi, di creare occupazione, di reinvestire gli utili nella propria missione sociale. Nel Mezzogiorno d’Italia le quattordici imprese sociali saranno sostenute da privati e fondazioni. «Quando il direttore di Foqus, Renato Quaglia, è venuto a trovarci a Dacca per discutere del progetto sotto vari punti di vista, abbiamo trovato logico applicare al Sud (dove, secondo l’ultimo rapporto Istat la povertà assoluta colpisce il 10,5 per cento delle famiglie e la spesa media dei Comuni per i servizi sociali è pari a 76 euro pro capite l’anno, la metà di quella del Nord-Est, ndr) un modello di impresa sociale in grado di contribuire a liberarne tutto il potenziale inespresso, permettendo a giovani, donne, immigrati, persone vulnerabili di diventare creatori di soluzioni invece che destinatari passivi di assistenza», conclude Muhammad Yunus.
La rivoluzione gentile di Muhammad Yunus sbarca a Napoli
Il Distretto dell’innovazione sociale del Mediterraneo sarà il primo progetto italiano ispirato al modello del social business ideato dall’economista bangladese







