Arginare l’avanzata della sedentarietà richiede un’azione corale e su vasta scala. Per realizzare un autentico cambio di paradigma, è tuttavia imprescindibile operare in sinergia, coinvolgendo attivamente il tessuto imprenditoriale, l’ordine medico e le istituzioni. La riflessione di Benjamin Daudignac, co-fondatore e ceo di Macadam

La sedentarietà è l’epidemia invisibile del nostro secolo. La decisione con cui NHS England — il sistema sanitario pubblico del Regno Unito — ha lanciato il piano Movement 26.2 ha segnato un punto di svolta nel dibattito sulla salute pubblica europea. Il programma invita i cittadini a percorrere l’equivalente di una maratona al mese (circa 30 minuti al giorno di camminata), tracciando i passi tramite smartphone o smartwatch e offrendo in cambio un sistema graduale di premi, buoni acquisto e incentivi concreti forniti da aziende partner. L’obiettivo dichiarato è coinvolgere subito 100.000 partecipanti.

Guardando al contesto italiano, i dati diffusi dall’Istat per l’anno 2025 confermano l’urgenza di intervenire: nonostante un lieve calo rispetto all’anno precedente, la sedentarietà resta un problema strutturale che affligge ancora il 30,8% della popolazione. A questo si aggiunge un profondo divario territoriale: nel Mezzogiorno la quota di chi non pratica alcuna attività fisica sale al 41,2%, contro il 26% del Centro e appena il 20,3% del Nord. Le conseguenze fisiche sono dirette e preoccupanti, con il 46,4% degli adulti in sovrappeso.