Oltre due anni di guerra e occupazione che continuano a portare lo sviluppo umano indietro di 77 anni e 71,4 miliardi di dollari per ricostruire la Striscia. È questa la fotografia di Gaza tracciata da un nuovo rapporto di Oxfam, realizzato insieme al Palestine Economic Policy Research Institute e al Palestine Trade Centre. Una ricostruzione che, secondo l’organizzazione, non potrà limitarsi a edifici e infrastrutture: per ricomporre il tessuto sociale servirà un tempo misurabile in intere generazioni.Un conto economico senza precedenti. Secondo le stime del rapporto, basate sui dati di Nazioni Unite, Unione europea e Banca Mondiale, dall’inizio del conflitto nel 2023 Gaza ha subito danni e perdite per 57,9 miliardi di dollari. Per la ripresa e la ricostruzione nell’arco dei prossimi dieci anni ne serviranno 71,4 miliardi, di cui 26,3 miliardi soltanto nei primi 18 mesi. Oltre la metà dei danni materiali riguarda le abitazioni, per un valore complessivo di 18 miliardi. Una cifra oltre sette volte superiore ai circa 10,1 miliardi di dollari, attualizzati ai valori del 2025, stimati complessivamente per ricostruire dopo le grandi offensive del 2008-2009, del 2014 e del 2021. Ma sono soprattutto gli indicatori umani a misurare la profondità della crisi. In meno di tre anni sono stati uccisi 73 mila palestinesi, 173 mila sono rimasti feriti e 1,9 milioni di persone sono state ripetutamente sfollate. Il livello di sviluppo umano nella Striscia, secondo il rapporto, è arretrato di 77 anni.“Qualsiasi piano per la ricostruzione di Gaza è destinato a fallire, indipendentemente dalla cifra che sarà stanziata, se sarà imposto dall’alto, senza un coinvolgimento delle istituzioni locali, della società civile e degli attori economici”, avverte Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia. È proprio sulla gestione della ricostruzione che si concentra una parte centrale del rapporto. Il precedente delle altre guerre, sostiene Oxfam, mostra quanto sia difficile trasformare le promesse internazionali in una ricostruzione effettiva. Dopo le offensive del 2008-2009, del 2014 e del 2021 erano stati stimati complessivamente circa 10 miliardi di dollari di fabbisogno ai valori attuali. “Ogni Piano è stato soffocato e reso vano dal blocco ininterrotto di Israele, dall’insufficienza di donatori e dal susseguirsi di offensive militari”, sostiene Pezzati. Anche gli impegni finanziari sono rimasti spesso incompleti: dei 5,4 miliardi di dollari promessi alla conferenza del Cairo del 2014, secondo i dati citati nel rapporto, è stata effettivamente erogata appena la metà della quota destinata a Gaza.“Questi dati presentano un quadro che non è frutto del destino - continua Pezzati -. Sono l’occupazione e il blocco illegali da parte di Israele, insieme all’impunità di cui gode, a produrre lo stesso risultato, guerra dopo guerra. Gli Stati, inclusa l’Italia, che hanno armato, coperto direttamente o indirettamente la distruzione di Gaza da parte di Israele, hanno precise responsabilità e devono contribuire alla riparazione dei danni".Una distruzione che - sottolinea Pezzati - va molto oltre il valore degli edifici e si estende a quello sociale e comunitario di servizi e infrastrutture cancellate. A partire dalle scuole fino ad arrivare al danneggiamento della falda acquifera costiera che al momento versa in condizioni talmente critiche da vedere le acque reflue non trattate finire in mare. Gravissime anche le condizioni ambientali in cui versa il territorio: con oltre il 65% della vegetazione andata distrutta. Secondo lo studio Soil health in a conflict-affected area condotto dalla facoltà di Scienze agrarie, ambientali e alimentari della Libera Università di Bolzano, tra il settembre 2023 e il settembre 2025 le superfici verdi, tra colture e praterie, sono crollate da 5.941 a 2.056 ettari. Per Oxfam ricostruire non significa solo trovare i 71,4 miliardi necessari ma decidere anzitutto chi ricostruirà Gaza e secondo quale modello. L’organizzazione chiede alla comunità internazionale e al Board of Peace di trasferire l’amministrazione della Striscia ai palestinesi, rimuovere il blocco e le restrizioni che hanno ostacolato i precedenti tentativi di ricostruzione e sostenere un percorso politico fondato sull’autodeterminazione palestinese.“Il report parte dall’ascolto di ciò che la popolazione di Gaza vuole, chiede e si immagina per il proprio futuro”, conclude Pezzati. “Un processo che potrà avere successo solo se sarà ascoltato davvero”.