Nella nuovo decreto Sicurezza in arrivo nelle prossime settimane c’è una norma che prevede la possibilità di rimpatriare persone pericolose o che possono “compromettere le relazioni internazionali”. È proprio la descrizione che il governo fece del caso Almasri, generale libico rimandato nel proprio Paese dopo essere stato arrestato e velocemente scarcerato. Un caso per cui l’Italia è stata criticata duramente dalla Corte penale internazionale.

È atteso nelle prossime settimane il via libera del governo Meloni al nuovo decreto Sicurezza, un dl che raccoglie molte norme contro chi manifesta e contro le Ong che soccorrono migranti in mare. Un articolo in particolare della bozza, però, ha attirato l'attenzione. È un provvedimento che ricorda in modo sospetto il caso di Almasri.

Il generale libico, accusato di crimini contro l'umanità, fu arrestato in Italia circa un anno fa ma venne poi liberato in pochissimi giorni, con l'intervento del governo, e inviato in Libia su un volo di Stato. Questo impedì di processarlo alla Corte penale internazionale (Cpi), nonostante il mandato d'arresto che pendeva su di lui. Il nuovo decreto prevederebbe, proprio in casi simili, la possibilità per il governo di rimpatriare persone "pericolose" per la sicurezza o per le relazioni diplomatiche. Cosa dice la nuova norma e perché ricorda il generale Almasri Nella bozza del decreto l'articolo 16 prevede la "possibilità di disporre la consegna allo Stato di appartenenza" di una persona, se questa con la sua presenza in Italia può "compromettere la sicurezza della Repubblica" oppure "l'integrità delle relazioni internazionali e diplomatiche dello Stato". O, ancora, se questa consegna è resa obbligatoria da generici "accordi internazionali di sicurezza".